DESTRA E SINISTRA
Da una parte il pensiero e la figura di M vennero manipolati e utilizzati propagandisticamente da una certa destra come se lui fosse stato effettivamente uno di loro. Fecero questo naturalmente equivocando sul concetto di patria: anche il fascismo come M aveva fondato una religione della patria. Ma quella fascista era tutta basata sulla volontà di potenza e sul modello dell’imperialismo romano ispirato al culto della guerra espansionistica; M invece diceva che chi amava la sua patria amava tutte le patrie e ripudiava ogni nazionalismo ed esaltazione militarista. Il suo motto era patria e popolo e non patria ed esercito. Dall’altra il Pci (Togliatti) gli mosse alcune critiche in parte giuste. Infatti era fin troppo facile rinfacciarli il suo moralismo e volontarismo ottocentesco, la sua scarsa conoscenza del sistema economico ecc ecc. Tuttavia vi fu anche una critica molto importante e soprattutto ingiusta: T disse che il problema nazionale era secondario rispetto alla giustizia sociale. Bisognerebbe chiedersi come mai li Vietnam che fu un esempio per la sinistra, abbia combattuto per decenni contro Giapponesi Francesi e Americani se non per la indipendenza a tutti i costipiuttosto che per la garanzia di un sistema economico più ricco e solidale; come mai gli stessi russi chiamarono la seconda guerra mondiale la loro grande guerra patriottica.
Fichte: riprende a tutti i livelli (personale, sociale, storico) l’idea della missione dell’individuo (e ancor più del popolo) che deve sempre superare sé stesso: in questa idea di incessante miglioramento ed evoluzione sta il senso ultimo della vita e della storia. Da questo punto di vista individuo e dover essere in pratica coincidono. Questo accade in quanto la missione del singolo non va intesa in senso borghese, non riguarda il benessere materiale individuale o la massimo quello familiare, ma riguarda tutta la comunità. Il mio io non si concentra su sé stesso ma sulla comunità e sempre nel senso solidaristico e comunitario. Questo riguarda anche le altre nazioni, cioè ogni nazione dovrebbe cercare la unità pacifica con le altre e non uno stato di guerra permanente imposta dall’alto. Questo è anche il punto di maggior distacco da Hegel dove invece il singolo sparisce sacrificato al destino storico e comunitario in cui è inserito. Tuttavia è curioso sottolineare il fatto che una delle critiche fatte al protestantesimo (la religione a cui si avvicinava di più senza mai aderire completamente) consiste proprio nel suo eccesso di individualismo. In realtà l’individuo di Mazzini non era certo fine a sé stesso ma si realizzava nella comunità e viceversa.
Hegel: come H riteneva che Dio fosse la realizzazione storica del popolo. Ma attenzione. Mentre H riteneva che comunque tutto fosse razionale M separava il bene dal male: per H lo spirito era dio (cioè del tutto immanente) mentre per M Dio era lo spirito (in parte trascendente) cioè un modello da imitare nel corso di una rincorsa infinita che H avrebbe chiamato cattiva infinità. Per questo motivo, se tutto nella storia fosse stato razionale, H avrebbe esaltato la guerra e la formazione dello stato mentre M aborriva la violenza per la violenza e detestava lo stato assoluto e autoritario. Inoltre non accettava il determinismo hegeliano proprio perché M esaltava la vera libertà e iniziativa del singolo che non era affatto un burattino della storia come in H. Possiamo dire che M si sarebbe avvicinato alla dialettica tra singolo e universale, nel senso che si realizzavano a vicenda mentre distaccati perdevano di senso: questo valeva anche per l’individuo e la società.
Kant: M esaltava la razionalità progressiva della storia in tutti i suoi aspetti soprattutto culturali. Infatti la vera molla dell’agire umana non è la materia, non deve essere la materia (attenzione: non la disprezzava ma non la considerava primaria), ma l’ideale e quindi i valori: qui il suo pensiero coincide in parte addirittura con l‘imperativo categorico di Kant. La grande differenza consiste nel fatto che questo ultimo è realizzato e dettato dalla ragione mentre in M è dettato da Dio: in pratica è la missione storica che Dio affida ai popoli. Qui prende le distanze dal futuro partito Socialista e ancor più Comunista che vedono nella molla economica la vera forza propulsiva della storia. Mazzini si avvicinava a Hegel nella misura in cui attribuiva all’individuo un forte spirito di sacrificio e di eroismo: in questo senso, il singolo sembrava doversi, almeno in parte, annullare davanti alle esigenze del processo storico. Tuttavia se ne distaccava in modo decisivo, perché per Mazzini l’individuo restava imprescindibile nella difesa della libertà collettiva, interiore e personale. Pertanto se l’universale (il popolo, i valori) era molto importante non di meno l’istanza della libertà impediva che il soggetto venisse totalmente riassorbito nell’universale come faceva Hegel. Mazzini avrebbe detto come Danton, tutto per il popolo, ma a condizione che l’individuo dentro si sentisse libero e riconosciuto. Mazzini odiava la massa plagiata e guidata dall’alto così come aveva fatto per secoli la chiesa (e farà più avanti il comunismo)
MASSONERIA: sicuramente fu introdotto alla massoneria (Carboneria) e non poteva essere altrimenti data l’epoca, ma per quanto detto sopra non a caso fondò la Giovane Italia. La GI si differenziava dalla carboneria massoneria per i seguenti motivi:
-il programma era reso pubblico e si lottava per diffonderlo onde attivare una partecipazione di massa. In questo modo l’azione politica era vista partire dal basso e non dall’alto. Questo anticipò e preparò la iniziativa del partito socialista che cercava di coinvolgere i lavoratori dal basso e in modo autonomo. Anticipò anche il metodo assai rischioso della futura resistenza: lasciare in giro volantini, opuscoli, manifesti e gli stessi capi, anche se clandestini, erano anche un punto di riferimento, per quanto possibile, pubblico.
– infatti uno dei suoi obiettivi fondamentali era proprio la estensione della democrazia e questo doveva accadere fin dall’inizio altrimenti poi si sarebbe perso per strada (sante parole…)
Protestantesimo. Naturalmente M cercò di coinvolgere anche i protestanti italiani (soprattutto Valdesi) nella lotta risorgimentale. Per quanto riguarda la religione la faccenda è più complessa. Apprezzò moltissimo il fatto che l’uomo religioso protestante potesse vivere senza clero e senza apparato religioso istituzionale. Apprezzò anche la importanza della libertà di coscienza e il dialogo diretto con dio. Qui ritorniamo a ribadire alcune cose. Per M l’individuo e l’universale (il popolo il dovere ecc) erano entrambi molto importanti e anche se l’universale lo era di più, l’individuo restava comunque collegato a una fondamentale autonomia. E forse questo gli derivava proprio dal protestantesimo. Però il famoso dialogo uomo dio per M non c’era, dato che Dio non era un soggetto personale. Il padre eterno a cui dare del tu non c’era. Vi era un dialogo interiore e con il popolo stesso. Se le cose stanno così anche un comizio poteva essere una specie di rito religioso laico (?!)
LA RELIGIONE: la chiesa, a ragione, considerò M un eretico da tutti i punti di vista: ossia un nemico la cui vis polemica andava ben oltre la lotta, già di per se terribile, contro il potere temporale. Infatti:
– rifiutò e negò tutti i dogmi, in primis la trinità
– attaccò ferocemente non solo a parole ma a cannonate il potere temporale che considerava responsabile di crimini orrendi (inquisizione ecc) nonché di un continuo rallentamento e inceppamento del progresso e della modernità. Considerava i preti truffatori e spacciatori di menzogne, ma quella più grande di tutte consisteva naturalmente nell’auto dichiarazione di infallibilità dottrinale da parte di Pio IX proclamata due anni prima della sua morte
– Per il C Dio è personale, non di meno trino e trascendente. Una rivelazione che culmina nella figura di Cristo.
Secondo M è una legge morale impersonale che guida la storia. Non esiste la trinità; Cristo è un uomo per quanto straordinario, è solo uno dei tanti profeti, altri ce ne saranno (tra cui sé stesso) Conseguentemente non ce una rivelazione storica definitiva. Anche il cristianesimo verrà superato. Dio si manifesta nel progresso della umanità e coincide con la sua realizzazione storica secondo un processo infinito ma mai completamente realizzato. Mazzini non ha mai promesso la redenzione totale e il paradiso in terra. Come in Hegel i popoli sono momenti necessari di un processo più ampio. Sempre proseguendo la analogia per entrambi dio=spirito è la realizzazione e comprensione della razionalità insita nell’uomo e nel mondo. Quindi non è una cosa, non è una sostanza, né una forma di energia fisica che presiede allo sviluppo processuale del tutto: in Hegel dipende dall’auto movimento del concetto, in M dal compimento del dovere. Ma attenzione a un certo punto subentra una differenza abissale. Per Hegel la razionalità della storia se ne frega della moralità e dell’etica, anzi coloro che preferiscono non fare nulla per non sporcarsi le mani sono solo anime belle inconcludenti e perdenti. Dunque il povero M sarebbe una anima bella perché per lui questa razionalità è soprattutto moralità e non vede il bene né in senso utilitaristico, né in senso coercitivo collettivistico (Hegel, Marx). Pertanto se in Hegel lo stato è la massima realizzazione di dio…per M è solo uno strumento e non va idolatrato (come farà anche il comunismo). Per Hegel la storia agisce sull’uomo spesso inconsapevolmente persino nei suoi più grandi rappresentanti; per M sono la razionalità e la moralità consapevole dell’uomo che devono guidare la storia. La sua religiosità aveva componenti gnostiche che si rifanno ai primi tempi della chiesa: i sacerdoti dovevano essere scelti direttamente dal popolo e avevano una investitura temporaneache poteva essere revocata in qualsiasi momento. La conoscenza non può essere solo intellettualistica ma porta alla elevazione morale dell’essere umano.
RIVOLUZIONE FRANCESE
Riconosceva la sua enorme importanza dal punto di vista della svolta e della rottura epocale. Tuttavia ammoniva a non imitarla: tutti i fenomeni storici sono diversi tra di loro. Soprattutto criticava l’estremismo, il fanatismo e la esplosione della violenza come pura vendetta. Infine criticava il modello giacobino inteso come avanguardia minoritaria e spesso staccata dalle masse. Era consapevole che tutto nasce dalle avanguardie, ma queste non devono assolutamente vivere nel culto narcisistico di sé stesse. Tuttavia fallì, come accadde anche alla resistenza, proprio perché anche il suo movimento non seppe superare questo handicap.In tutti i casi il contesto ideologico repubblicano della Rivoluzione francese fu il primo che fece nascere il concetto di sinistra popolare antagonista contro il potere dei ricchi. Questo aspetto era fortissimo in M, ossia la valorizzazione di evoluzione, rivoluzione e ribellione popolare contro tutte le falsità e ingiustizie calate dall’alto. Pertanto vide nella RF un avvenimento decisivo per le sorti della umanità: bisognava continuarla e completarla criticando gli aspetti più negativi. In particolare:
-il distacco tra le élite (giacobine) e il popolo
– utilizzo eccessivo della violenza politica (Terrore)
– la importanza relativa data ai veri valori che devono sorreggere il comportamento umano e la prassi politica. Dopo aver fatto queste considerazioni possiamo dire che ai tempi del risorgimento la destra era la Monarchia e la estrema destra il Vaticano: M era la sinistra rivoluzionaria antimonarchica e antivaticana. Proprio per questo M che ha avuto il coraggio e la determinazione di attaccare violentemente la chiesa, non può non essere considerato rivoluzionario (quindi di sinistra) soprattutto nei confronti di quella destra (e poi di quella sinistra) che si inginocchierà di fronte ai preti tradendo del tutto il vero messaggio del risorgimento. Il Pci si illuse di superare questo avvicinandosi alle masse contadine cristiane ma non solo ottenne lo stesso risultato fallimentare ma alla fine tornò a gonfiare nuovamente il potere della chiesa.
MAZZINI RIVOLUZIONARIO MODERNO
M anticipò elementi rivoluzionari e organizzativi del futuro partito socialista: in primis il suffragio universale per tutti anche per le donne. M fu il primo in assoluto a proporlo, diventando il primo vero leader femminista della storia. Non è un caso che la partecipazione al risorgimento vide molte e grandi figure femminili. Tuttavia quando nel 1946 le donne effettivamente votarono per la prima volta nessuno o quasi si ricordò di lui. Fondò le società di mutuo soccorso che furono la prima eroica forma di sindacato in Italia basato sulla reciproca assistenza di fronte allo spietato sfruttamento padronale. Questo avveniva in caso di disoccupazione, di malattia e morte soprattutto considerando le famiglie numerose di quei tempi. Operai e contadini facevano una specie di colletta preventiva per aiutare le persone in difficoltà. In particolare il concetto di cooperazione dati i tempi risultava geniale: anche gli operai e i contadini associati potevano comprare e gestire in prima persona le attività economiche in cui lavoravano. Da questo punto di vista M effettivamente anticipò il movimento sindacale e ne rappresentò la vera origine storica. Diverso invece è il discorso che riguarda la formazione degli altri partiti di sinistra, quello Socialista e più tardi quello Comunista. M non comprese e attaccò la lotta di classe: tuttavia, a suo modo, la faceva anche lui. Da una parte non ne sopportava la estremizzazione che più tardi, accomunando socialisti e comunisti, portava addirittura alla abolizione delle classi sociali e della proprietà privata, dall’altra aveva assolutamente bisogno per la sua lotta patriottica della collaborazione e alleanzadella componente progressista della borghesia. Pertanto non voleva abolire la proprietà privata ma la vincolò a finalità di progresso sociale ineludibile. Gli industriali dovevano impegnarsi pubblicamente col governo a investire parte dei loro proventi per attività sociali come più tardi, per esempio, fece magnificamente Olivetti negli anni 50, fondando i primi asilo nido dentro alle fabbriche. I marxisti avrebbero definito tutto questo una redistribuzione e utilizzo sociale dei profitti e del plusvalore sottratto agli operai.
Tuttavia, per i marxisti, questo modello restava inaccettabile: si fondava infatti su una logica paternalistica, volontaria e moralistica, invece che su rapporti sociali trasformati strutturalmente. In ogni caso, ciò che accade davvero non dipende dalle profezie libresche, ma dai rapporti di forza reali e dal contesto ideologico entro cui una società si muove realisticamente. Riempirsi la bocca di slogan estremi ma inefficaci ottiene lo stesso risultato e anche meno. Questo forse i marxisti dall’alto della loro rigida accademia teoricistica e ideologicamente integralista non l’hanno mai capito: hanno sempre fatto più o meno lo stesso riempiendosi la bocca di paroloni. Quindi è vero che il movimento di Mazzini non fondò questi partiti, ma è altrettanto vero che questi prima o poi, sia pure molti decenni dopo (non è mai troppo tardi), si avvicinarono allo stesso risultato. Il partito socialista già nel 51 condannò definitivamente l’abolizione della proprietà privata 80 anni dopo M. Il Pci lo fece negli anni 80, 30 anni dopo i socialisti e circa cento anni dopo M. Nel frattempo pur spacciandosi per rivoluzionario praticava una politica di fatto riformista tacciando di basso cabotaggio compromissorio il Psi, che invece era l’unico che lo faceva in modo non trasformistico ma almeno alla luce del sole.
Romanticismo: anche M aveva il culto dell’eroe e del superuomo che poteva incarnare persino il grande condottiero militare come divenne subito Garibaldi. A tale proposito si diceva: M era la mente e G il braccio. Questo però accadde in modo epico solo al tempo della repubblica romana, in seguito le loro strade si divisero alquanto drammaticamente. M era però anche un profeta laico. Questo a un punto tale che l’eroe diventava addirittura il profeta armato che indicava al popolo la via da seguire. I profeti dovevano risvegliare e guidare le masse in strettissimo contatto. Questo però data, la componente politica, lo avvicinava indirettamente a una certa concezione giacobina, cioè a una casta di pochi eletti carismatici (le famose avanguardie) dotati di una visione superiore e destinati a guidare la storia. Questo contrasta in parte con la sua concezione di una comunità fortemente coesa e degli stessi profeti intesi comunque come espressione precipua della volontà popolare. È comunque un dato di fatto che la storia in Italia è sempre stata fata da minoranze organizzate piuttosto che da una vera volontà popolare. Sicuramente non si sarebbe sentito giacobino come fautore di una politica strumentale spesso votata alla violenza anche dentro al suo stesso partito (questo purtroppo fu il suo destino e sancì la fine del partito repubblicano).
Rousseau: riprende il concetto di sovranità popolare in base al suo particolare sentimento religioso. Questo significa un concetto quasi integralista (per quei tempi) di democrazia totale e allargata: non a caso fu il primo a concepire il voto anche alle donne. Tuttavia non era per la democrazia diretta restando legato al concetto di istituzioni rappresentative. È importante notare come questo contrastava con la democrazia limitata a controllo dinastico e censitario della monarchia (da abbattere), con la democrazia capitalista, classista e plutocratica, ma anche consumistica (da riformare). Ricordiamo che per lui i valori andavano idealisticamente al di sopra di tutto e rifiutava un materialismo gretto basato sulla semplice e superficiale proprietà e godimento dei beni. Nello stesso tempo avrebbe considerato pura follia sospendere la democrazia sia pure temporaneamente e naturalmente aborriva ogni forma di dittatura (tanto per rispondere ai comunisti).
Avrebbe anche accettato una riforma della proprietà privata per impedire che lo strapotere economico dei singoli monopolizzasse vari aspetti della vita sociale e soprattutto la partecipazione democratica (come è accaduto oggi con Berlusconi in Italia). Tuttavia M rifiutava che una presunta razionalità immanente sostituisse in tutto e per tutto la imperscrutabile volontà di Dio. Pertanto non accettava che la sovranità popolare fosse qualcosa di assoluto, perché al disopra ci stava sempre il suo Dio, anche se questo restava un concetto limite e normativo alquanto indefinito. Insomma il vero assoluto è Dio, per questo noi umani non lo conosciamo mai in quanto tale ma solo attraverso la nostra stessa evoluzione storica. Anche per M le vie del signore restavano in un certo senso misteriose. Come già detto la dimensione più profonda del Dio resta imperscrutabile. Tuttavia noi Dio sul piano concreto lo conosciamo solo attraverso ciò che di positivo realizziamo nella storia. Pertanto anche la volontà può sbagliare se si allontana dai valori supremi. Non esiste per M una identificazione diretta tra razionalità e sovranità popolare. Non esiste che l’uomo possa assumere un ruolo divino né come singolo né come comunità anche se deve tendere incessantemente verso questo modello superiore
VIOLENZA POLITICA: M in realtà condannava la violenza politica in tutte le forme da quella individuale a quella terroristica, quella militare compresa. Vi era però una importantissima eccezione: ossia quando il popolo si trovava in condizioni disperate e non aveva altra scelta che la insurrezione. Pertanto per M l’unica violenza ammessa era la insurrezione popolare e conseguentemente la lotta di liberazione. Naturalmente questo processo non cadeva dall’alto ma andava favorito formato e controllato dalla avanguardia patriottica repubblicana.