Il pensiero politico e religioso di Giuseppe Mazzini

Da un punto di vista religioso espresse una forma originale di teismo, un sincretismo estremamente complesso e ardito fino al punto di incamerare elementi orientali come la reincarnazione. Dal punto di vista politico espresse valori che pur essendo legati espressamente alla fondazione della nazione italiana, costituiscono comunque un programma imprescindibile per qualsiasi stato moderno che si voglia considerare tale: unità, indipendenza, libertà, ampliamento della giustizia sociale e soprattutto emancipazione totale dal potere temporale.

Cerchiamo di addentrarci in questa incredibile complessità. Era un monoteista e un politeista nello stesso tempo, un po’ come la chiesa cristiana, quella chiesa che però aborriva in gran parte. Questa ha un solo dio però trinitario e poi una sequela di santi. Mazzini aveva un dio principale (teista) che corrispondeva alla misteriosa intelligenza di una programmazione superiore che, come tutte le provvidenze, orientava i popoli e la storia verso un’evoluzione continua. Attenzione! Ispira e orienta le menti dall’interno, è già dentro le coscienze, non è una forza fisica che interviene dall’esterno: in un certo senso è la stessa potenzialità positiva dell’animo umano. Pertanto il male è davvero la diminuzione e la negazione di questa stessa potenzialità: ecco un modo per accostare M alla gnosi. Per altro questa provvidenza corrispondeva all’idea di progresso in tutti i campi. Pertanto il male corrispondeva allo abbandono nella teoria e nella pratica della idea di progresso. Certamente tutto ciò comportava anche un benessere materiale (diremo tecnologico); M non voleva di certo ostacolare un avanzamento del benessere dei popoli a patto però che non contrastasse quello spirituale, cioè quello secondo lui più importante di tutti. Un progresso solo materiale e consumista (egoista e individualista), come quello che oggi logora e fa arretrare la spiritualità (la maturazione) non lo avrebbe nemmeno concepito e tanto meno approvato. Non era però un dio con tanto di carta di identità, con nome e cognome come Gesù, Maometto ecc ecc, e tanto meno con caratteristiche antropomorfe sia pure generiche. Questo è uno dei punti più contraddittori del suo pensiero. Questo super ente divino ha una intelligenza, un pensiero, una volontà ma non di meno è indefinibile e irrappresentabile. Questo dio senza volto è’ trascendente (crea il mondo) e immanente nello stesso tempo in quanto agisce dal di dentro.. Come fa allora a ridiscendere tra gli uomini e ad ispirarli e orientarli? Evidentemente sempre sotto forma di spirito ed infatti M parla molto, come fece Hegel, di spirito dei popoli. Resta potentemente collegato ad Hegel anche quando fa capire che tutto il processo alla fine è orientato positivamente e dunque anche per Mazzini gli errori, gli orrori, tutta la negatività degli uomini e della storia si converte in positivo. Se ne distacca invece quando rivendica una libertà importante andando ben otre il determinismo hegeliano. La storia non è già inscritta in un processo logico dialettico che aspetta solo di trasparire oltre la filigrana visibile della storia, ma riguarda la vera possibilità di scelta dell’uomo altrimenti tutto il discorso sulla spiritualità e sulla moralità decade. Questa religione del dover essere richiede una vera libertà di scelta. Dunque esiste prima di tutto questo dio teista; ma subito dopo abbiamo la religiosità e lo spirito di iniziativa “politica” dei popoli. E così nel frattempo scopriamo ancora una volta hegelianamente che la vera religione è la politica partecipata popolare “progressiva progressista” (però antimaterialista). Ecco una mentalità che corrisponde a quella di H quando diceva che la prima preghiera mattutina è la lettura del quotidiano. Questi due livelli non sono sullo stesso piano del dio. Questi comunque è un assoluto mentre le religioni lo pongono al livello di diverse interpretazioni e realizzazioni. Tuttavia costituiscono una sua estrinsecazione, soprattutto sul piano concreto. Pertanto il vero dio alla fin fine, nel senso visibile e sperimentabile, è proprio questo: cioè la iniziativa dei popoli e il progresso che storicamente ne risulta. A questo punto M divinizza in un sol colpo la causa trascendentale (dio) il suo ruolo immanente (causa storica) e soprattutto il suo effetto finale. Questo in un modo tale che risulta veramente difficile distinguerli. Nello stesso tempo il vero protagonista è l’uomo cioè la sua libertà.

Subito dopo abbiamo sempre a livello storico e sociologico concreto, tutte le religioni e tutti i popoli. Per quanto riguarda i popoli la sua visione della storia assomigliava a una grande gara ciclistica: lui tifava per tutti e nessuno in particolare a parte ovviamente l’Italia per cui era pronto a dare la vita. Tutti puntavano alla meta e nello stesso tempo la formavano obbedendo alla missione impartita da dio. Questa religione è anche la religione della tolleranza di tutte le religioni e della fratellanza di tutti i popoli tra di loro. Attenzione però, questa ultima accade solo se ciascuno adempie alla sua missione particolare: la prima delle quali è proprio preservare la propria identità storica culturale e nazionale (alla faccia oggi dei mondialisti anti italiani). Su questo concetto di missione, che coinvolge tanto i singoli che i gruppi torneremo; ma intanto è importantissimo notare che se tutti i popoli hanno la loro missione particolare e positiva nessuno ne ha una sola esclusiva al disopra di tutti e ovviamente contro tutti. È altrettanto evidente che la interpretazione storica delle religioni e del ruolo dei popoli è alquanto edulcorata. Non si sofferma certo sulla infinita serie di massacri e azioni abominevoli perpetuate dagli uni e dagli altri: tanto alla fine i popoli sono destinati a imparare dai loro errori (anche se accade esattamente il contrario e la storia non insegna proprio niente).

Allo stesso titolo M non si sofferma di sicuro sul concetto di alienazione religiosa e ideologica; non può certo farlo dando così tanta importanza alla spiritualità antimaterialista da una parte, e alla spontaneità popolare dall’altra. Non tocca l’aspetto mitico deleterio di tutte le religioni e nemmeno quello superstizioso; l’idea che anche il progresso sia una forma di illusione e di superstizione non lo sfiora nemmeno. A questo punto sembrerebbe che tutte le religioni concorrano a una specie di comunione e sincretismo rispetto a una spiritualità solo interiore. E’ vero che M crederà nella reincarnazione ma solo perché questo gli permetterà di tramandare il concetto di missione del singolo oltre le sconfitte delle varie epoche e delle stesse vicende personali. Tuttavia non è affatto una questione di misticismo e pura interiorità proprio perché come già detto M non è affatto un monaco solitario, ma un profeta armato che predica prima di tutto la rivolta violenta, collettiva e di massa. Da questo punto di vista M come in tante altre occasioni era un Giano bifronte: esaltava lo spirito e impugnava la spada.

Detto questo si aprono altre contraddizioni o discrepanze. Sta con tutte le religioni ma alla fine non ne ha per davvero nemmeno una. In poche parole M sta solo con sé stesso, era unico ma non avendo differenze con cui confrontarsi, restava criticamente indefinibile. La sua posizione nei confronti del cristianesimo era molto complessa e nello stesso aveva qualcosa di incredibile. Per esempio considerava si il cristianesimo come la religione più importante, ma nello stesso tempo la sottoponeva auna critica spietata, riteneva che dovesse comunque essere superata e la sua missione personale consisteva proprio principalmente nel distruggere il suo potere temporale. Nello stesso tempo pur considerando il protestantesimo secondario prendeva da lui quasi tutti i valori supremi della vera religione:

no a un dio trascendente autoritario e vendicativo

– no a un testo sacro dal pensiero unico fissato per sempre

– si alla sua interpretazione ed elaborazione personale

no alla infallibilità e supremazia di una casta sacerdotale

– no ai dogmi e alla superstizione popolare

Tuttavia se ne staccava considerandolo troppo individualista. Nello stesso tempo attaccava tutte le degenerazioni del futuro partito comunista. Detto questo si capisce che M non era affatto cristiano come a volte si vorrebbe far credere, sia pure eretico: era un eclettico, un eccentrico, un eretico sui generis: fautore e critico di tutte le religioni nello stesso tempo. Perseguiva la sintesi utopistica (religione universale dell’umanità) di tutte le confessioni quasi anticipando la new age. Nello stesso tempo risultava storicamente commovente quell’altra utopia di una società fortemente democratica, interclassista, in cui le classi pur con competenze e stipendi diversi, nondimeno collaboravano alla edificazione di uno spirito comunitario e solidale. Questo perché al di la delle differenze avevano un dover essere e una morale comune. Questa concezione (così vicina al socialismo realista) tanto criticata e ridicolizzata dal marxismo integralista, resta l’unica praticabile garantendo libertà e giustizia sociale.

Tornando a una dimensione critica avremo insieme al dio teista i due universali autentici e positivi sia della religione che della iniziativa popolare. Abbiamo cioè una dimensione critica radicale di come dovrebbero essere le religioni e la stessa iniziativa popolare (al cui culmine ci sono le rivoluzioni). Se incominciamo subito col dire che le religioni, come già detto sopra, dovrebbero escludere un dio trascendente onnipotente, autoritario e vendicativo, oppure che le rivoluzioni dovrebbero escludere il terrorismo c’è da chiedersi di cosa stia mai parlando il povero Mazzini. In questo senso aveva preso molto anche da Hegel: la esaltazione dello spirito del popolo, l’inguaribile ottimismo storico, quella trasformazione del negativo in positivo, comunque, non in senso deterministico. Dunque odiava a morte il potere temporale non solo perché era una specie di tumore che minava dal di dentro la vera spiritualità del cristianesimo, ma soprattutto era la malattia storica più grave della povera Italia condannandola al frazionamento e alla dipendenza cronica dallo straniero. Sicuramente la sintesi affascinante del pensiero di Mazzini presentava non pochi elementi di forzatura. Non poteva essere perfettamente amalgamata: conservava, anzi, una forte indeterminatezza e astrattezza e non riusciva a ricucire fino in fondo le grandi diversità delle prospettive accumulate. Da questo punto di vista, raccoglieva elementi molto diversi tra loro senza aderire pienamente a nessuno, generando così una notevole difficoltà interpretativa. Ogni volta che sembrava presentare una adesione completa a un forma di pensiero la relativizzava andando in un’altra direzione e così via. Per questi motivi Gentile lo stroncò da un punto di vista filosofico, ma noi non dobbiamo dimenticare che M fu soprattutto un uomo d’azione. Certo proprio li ci fu il suo fallimento più grande ma l’Italia ha pagato in modo catastrofico il fallimento dei suoi due obiettivi più grandi: l’esautoramento della monarchia laica sabauda e di quella temporale vaticana. E’ anche vero che le contraddizioni della storia ci portano a elogiare il compromesso del partito socialista con il ministro monarchico Giolitti ma questa è un’altra storia che racconteremo più tardi. Il Dio teista di M resta alquanto misterioso e ambiguo nel senso che è sia personale (ha una forma di volontà e di pensiero) che impersonale: non ha nessuna determinazione antropocentrica. Interviene comunque nella storia con un suo disegno ma resta anonimo e indeterminato. A seconda che si dia più importanza a una prospettiva piuttosto che a un’altra cambia il giudizio che di fatto resta ambiguo e ambivalente. Se M resuscitasse forse risolverebbe il problema una volta per tutte. Noi propendiamo per una visione fondamentalmente immanentista e quindi dio è una legge morale universale che agisce a livello provvidenziale. Pertanto questo dio non è un deposito di verità ultimative ma un principio che si svela nella storia attraverso l’azione dei popoli. Per me alla fine il vero dio è proprio il popolo nella misura in cui segue ed esegue questa legge divina che ha dentro di se potenzialmente e che deve solo risvegliare e applicare grazie ai profeti. La dialettica l’umanità la esprime con se stessa e coincide con il corso della storia (In questo è molto hegeliano): pertanto il vero soggetto non è singolo ma corrisponde a un riconoscimento reciproco e collettivo. Nello stesso tempo ribadiamo, e lo faremo più volte, che l’individuo resta salvaguardato e non si annulla nell’universale come invece fa Hegel.. Tuttavia il vero Dio era proprio (molto hegelianamente) la storia, cioè l’agire concreto degli uomini, naturalmente visto nell’aspetto migliore di avanzamento di civiltà: pertanto il vero fine era l’umanità stessa. Un Dio che si manifestava e realizzava attraverso i contributi che nelle varie epoche avevano dato i vari popoli e le stesse religioni (viste nella loro spontaneità popolare e non positività istituzionale) attraverso le figure concrete dei popoli e dei profeti che le avevano guidate. Pertanto si avvicinava molto a Hegel e in un certo senso il vero dio di Mazzini era la stessa positività della storia incarnata dal popolo. Quindi un dio immanente, una religione laica votata alla politica come amore e sacrificio per la redenzione ed evoluzione della comunità. Facciamo altri es questa fondamentale ambiguità:

– anticipava il socialismo ma poi si staccava nettamente condannando il materialismo

-credeva in Gesù ma non nella trinità.

– durante la repubblica romana mentre prendeva i preti a cannonate, non di meno permetteva che si dicessero delle messe nei suoi territori di occupazione. In realtà questo accadeva perché dava valore a tutte le religioni ma nessuna in particolare; avrebbe fatto lo stesso con dei riti buddisti

– era molto spiritualista ma l’attivismo rivoluzionario prevaleva sulla interiorità anche se non escludeva particolari forme di meditazione e di raccoglimento. Poiché tutto questo avveniva in modo assolutamente laico alla fin fine consisteva in una forma di autocoscienza filosofica ed esistenziale escludendo qualsiasi forma di preghiera o di rituale.

Se noi volessimo completare una critica totale alla chiesa potremmo dire questo. Innanzitutto, c’è la critica alla dimensione religiosa che però non riguarda solo lei ma tutte le religioni. Potremmo citare Marx, Freud, Nietzsche. La religione suscita una forma di autoipnosi mitica-ideologica, molto difficile da eliminare e da controllare, la quale sminuisce molto o distrugge la capacità critica di un individuo: senza di che non ci può essere né vera rivoluzione né vera democrazia. Anche i più grandi filosofi cristiani possono fare fino a un certo punto esercizio di critica, ma poi alla fine si indirizzano sempre verso il loro assoluto dogmatico religioso. Questo però lo fanno a vario titolo anche tutte le ideologie moderne che proprio per questo assomigliano a una religione sia pure laica e secolarizzata. Ecco perché comunismo e cristianesimo finiscono per assomigliarsi sempre di più; ma mentre la chiesa si salverà sempre dalle sue infamie e dalle sue campagne politiche sconsiderate ciò che resta del comunismo prima o poi crollerà di fronte al peso del suo utopismo distopico. La stessa religione cristiana subisce questo inesorabile processo di relativizzazione e laicizzazione come è già successo al protestantesimo.

La critica alla religione rinviando il fenomeno alla struttura ipnotica originaria del pensiero mitico-magico, va giustamente contro le corbellerie di una certa antropologia, che invece le ha esaltate. In questo modo ha giustificato le migrazioni dei popoli non solo sul piano della necessità economica, come se noi dovessimo diventare una specie di Caritas mondiale, ma anche sul piano di un fantomatico arricchimento culturale; che invece se c’è è al ribasso e tra l’altro mette in crisi una mentalità e tradizione millenaria di altissimo valore come quella italiana. Tutto questo non come faceva Mazzini che comunque metteva in primo piano a tutti i livelli l’idea di progresso a cui anche le religioni restavano subordinate. Insomma non le avrebbe prese a scatola chiusa come abbiamo fatto noi. Questo al punto che a un certo momento si è dovuto lottare persino per rifiutare il burqua, contro certe folli femministe che prima esaltavano il pride e poi assolvevano questo strano ed eccessivo indumento imposto dal peggiore patriarcato. Questo naturalmente esaltando le differenze a tutti i costi. Su questo, si potrebbe fare una critica feroce allo stesso Mazzini, che pur attaccando le religioni positive, in primis il cristianesimo, manteneva una fede solidissima in tutte quante intese come partecipazione popolare. In un certo senso le aveva tutte e non ne aveva nessuna, considerando persino il cristianesimo ampiamente superato. Forse la sua unica vera religione era il sacrifico e la lotta per l’avanzamento a favore del popolo italiano in tutte le direzioni: in primis l’unità e la libertà da tutte le catene esterne (stranieri) e interne (chiesa). Sul piano strettamente religioso alla fin fine restava un teista generico con un dio personale ma anonimo e senza volto. Non si sa però come a questo livello potesse distinguere e distanziarsi dalla superstizione: lo salvava l’idea di progresso emancipante da tutto quello che non aderiva ai suoi dettami. Ma allora cosa si sarebbe salvato alla fin fine al di là di tutti questi buoni propositi? Senza contare che purtroppo anche la religione del progresso è in realtà una forma grave di superstizione. Tuttavia anche queste sue ingenuità ottocentesche me lo rendono simpatico rispetto a chi, troppo scaltro, ha seguito una deriva nichilista. Esiste però un’altra scorciatoia e scappatoia che alleggerisce molto la adesione mazziniana alle religioni, restituendogli modernità e dignità: la sua simpatia per il protestantesimo. Infatti, il protestantesimo professava tre importantissimi comportamenti culturali che ti emancipavano dai lati peggiori della religione:

– aveva con Dio un rapporto personale e non di sudditanza come faranno tanti marxisti divinizzando i loro dittatori. Non c’è la sottomissione cieca.

– la Bibbia non veniva letta come un testo del pensiero unico ma sempre con una impostazione personale: esiste una libertà di coscienza. Non come avverrà con certi testi e regimi Marxisti dove la interpretazione difforme da quelle ufficiale poteva costare il campo di concentramento.

– infine, non c’era una casta sacerdotale che poteva imporre dogmi e superstizioni come fece la chiesa per secoli e da ultimo la scolastica marxista. Questo punto è veramente decisivo per allontanare Mazini del tutto sia dal cristianesimo ufficiale che dalle peggiori aberrazioni della sinistra cosiddetta moderna e scientifica. Ciò non toglie che i protestanti hanno finito per fare le stesse schifezze del cristianesimo. Il fatto è che non esiste niente che ci possa salvare dalle trappole della ideologia se non delle raccomandazioni astratte e delle regole di istruzione che possono trovare il tempo che trovano. Tutto dipende dalla intelligenza critica ma soprattutto dal coraggio di chi le volesse applicare; sempre che non trovasse troppa opposizione nel proprio inconscio. Questo per il semplice fatto che alla fine è sempre lui che comanda al buio della sua stanzetta segreta.

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