Maschere del teatro greco

LA NASCITA DEL POTERE TEMPORALE

Sta di fatto che Dostoevskij considerava il potere temporale come la negazione del vero cristianesimo. Secondo lui la chiesa più si avvicina al potere (a tutti i tipi di potere) e più trescava col diavolo. Prima di tutto perché deve restare povera poverissima tra i poveri; appena ha qualcosa deve darla a loro: no costruire palazzi e chiese meravigliose, castelli fortificati. Deve difenderli ma non con le armi. Sappiamo che a un certo punto la storia prese un’altra direzione, cioè proprio quella direzione li. Se noi volessimo completare una critica totale alla chiesa potremmo dire questo. Innanzitutto, c’è la critica alla dimensione religiosa che però non riguarda solo lei ma tutte le religioni. Potremmo citare Marx, Freud, Nietzsche. La religione suscita una forma di autoipnosi mitica-ideologica, molto difficile da eliminare e da controllare, la quale sminuisce molto o distrugge la capacità critica di un individuo: senza di che non ci può essere né vera rivoluzione né vera democrazia. Anche i più grandi filosofi cristiani possono fare fino a un certo punto esercizio di critica, ma poi alla fine si indirizzano sempre verso il loro assoluto dogmatico religioso. Questo però lo fanno a vario titolo anche tutte le ideologie moderne che proprio per questo assomigliano a una religione sia pure laica e secolarizzata. Ecco perché comunismo e cristianesimo finiscono per assomigliarsi sempre di più; ma mentre la chiesa si salverà sempre dalle sue infamie e dalle sue campagne politiche sconsiderate ciò che resta del comunismo prima o poi crollerà di fronte al peso del suo utopismo distopico. La stessa religione cristiana subisce questo inesorabile processo di relativizzazione e laicizzazione come è già successo al protestantesimo.
La critica alla religione rinviando il fenomeno alla struttura ipnotica originaria del pensiero mitico-magico, va giustamente contro le corbellerie di una certa antropologia, che invece le ha esaltate. In questo modo ha giustificato le migrazioni dei popoli non solo sul piano della necessità economica, come se noi dovessimo diventare una specie di Caritas mondiale, ma anche sul piano di un fantomatico arricchimento culturale; che invece se c’è è al ribasso e tra l’altro mette in crisi una mentalità e tradizione millenaria di altissimo valore come quella italiana. Tutto questo non come faceva Mazzini che comunque metteva in primo piano a tutti i livelli l’idea di progresso a cui anche le religioni restavano subordinate. Insomma non le avrebbe prese a scatola chiusa come abbiamo fatto noi. Questo al punto che a un certo momento si è dovuto lottare persino per rifiutare il burqua, contro certe folli femministe che prima esaltavano il pride e poi assolvevano questo strano ed eccessivo indumento imposto dal peggiore patriarcato. Questo naturalmente esaltando le differenze a tutti i costi. Su questo, si potrebbe fare una critica feroce allo stesso Mazzini, che pur attaccando le religioni positive, in primis il cristianesimo, manteneva una fede solidissima in tutte quante intese come partecipazione popolare. In un certo senso le aveva tutte e non ne aveva nessuna, considerando persino il cristianesimo ampiamente superato. Forse la sua unica vera religione era il sacrifico e la lotta per l’avanzamento a favore del popolo italiano in tutte le direzioni: in primis l’unità e la libertà da tutte le catene esterne (stranieri) e interne (chiesa). Sul piano strettamente religioso alla fin fine restava un teista generico con un dio personale ma anonimo e senza volto. Non si sa però come a questo livello potesse distinguere e distanziarsi dalla superstizione: lo salvava l’idea di progresso emancipante da tutto quello che non aderiva ai suoi dettami. Ma allora cosa si sarebbe salvato alla fin fine al di là di tutti questi buoni propositi? Senza contare che purtroppo anche la religione del progresso è in realtà una forma grave di superstizione. Tuttavia anche queste sue ingenuità ottocentesche me lo rendono simpatico rispetto a chi, troppo scaltro, ha seguito una deriva nichilista. Esiste però un’altra scorciatoia e scappatoia che alleggerisce molto la adesione mazziniana alle religioni, restituendogli modernità e dignità: la sua simpatia per il protestantesimo. Infatti, il protestantesimo professava tre importantissimi comportamenti culturali che ti emancipavano dai lati peggiori della religione:

  • aveva con Dio un rapporto personale e non di sudditanza come faranno tanti marxisti divinizzando i loro dittatori. Non c’è la sottomissione cieca.
  • la Bibbia non veniva letta come un testo del pensiero unico ma sempre con una impostazione personale: esiste una libertà di coscienza. Non come avverrà con certi testi e regimi Marxisti dove la interpretazione difforme da quelle ufficiale poteva costare il campo di concentramento.
  • infine, non c’era una casta sacerdotale che poteva imporre dogmi e superstizioni come fece la chiesa per secoli e da ultimo la scolastica marxista. Questo punto è veramente decisivo per allontanare Mazini del tutto sia dal cristianesimo ufficiale che dalle peggiori aberrazioni della sinistra cosiddetta moderna e scientifica. Ciò non toglie che i protestanti hanno finito per fare le stesse schifezze del cristianesimo. Il fatto è che non esiste niente che ci possa salvare dalle trappole della ideologia se non delle raccomandazioni astratte e delle regole di istruzione che possono trovare il tempo che trovano. Tutto dipende dalla intelligenza critica ma soprattutto dal coraggio di chi le volesse applicare; sempre che non trovasse troppa opposizione nel proprio inconscio. Questo per il semplice fatto che alla fine è sempre lui che comanda al buio della sua stanzetta segreta.
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Il tradimento del potere temporale consiste nella disonestà di chi, pur dovendo operare esclusivamente sul piano della religione e della spiritualità, ha invece intrecciato la propria azione con falsità, violenze e interessi materiali, storici e politici. A questo si aggiunge un ulteriore tradimento, più propriamente religioso. Il professor Galimberti, insieme ad altri esegeti, ha osservato che molti fraintendimenti dottrinali derivano da cattive traduzioni: per esempio, Maria non sarebbe necessariamente “vergine” nel senso tradizionale, destinata a restare tale per sempre nonostante il parto divino, ma semplicemente una “ragazza”. Secondo Galimberti, inoltre, Gesù non avrebbe mai affermato di essere figlio di Dio né avrebbe promesso un paradiso dopo la morte; avrebbe piuttosto indicato che il premio si trova qui, nella vita, se ci si comporta da veri cristiani, cosa che ancora oggi pochi fanno. Il primo sottile tradimento sarebbe quindi stato compiuto da San Paolo, che (barcamenandosi tra vecchio e nuovo testamento) avrebbe trasformato una setta gnostico-mistica fondata sulla gioiosa diffusione dell’amore in una religione autoritaria, dominata dalla paura e dal peccato. Peggio ancora, le avrebbe dato una struttura organizzativa e una gerarchia precisa, destinata a diventare col passare del tempo una vera formazione politica. In questo senso, la manipolazione pseudo-cristiana del messaggio di Gesù sarebbe doppiamente falsa: sul piano religioso, perché avrebbe trasformato un insegnamento liberatorio in uno repressivo; sul piano storico, perché avrebbe assunto indebitamente ruoli di potere.

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Proseguendo nella valutazione critica, la Chiesa avviò il proprio cammino temporale in modo graduale e quasi in sordina, impiegando diversi secoli prima di assumerlo pienamente. È vero che, di fronte al crollo dell’Impero romano e all’enorme vuoto di potere che ne derivò, fu in parte costretta a occuparsi concretamente della vita quotidiana delle masse convertite e cristianizzate.
Il vero problema è stabilire se, per esercitare davvero il potere temporale, siano indispensabili un territorio e la presenza di uno Stato, oppure se sia sufficiente una forte influenza politica esercitata in un determinato contesto storico. In questa seconda accezione, il potere temporale può essere esercitato anche in assenza di uno Stato e di un territorio propri.
In questo senso, il potere temporale si manifestò:

  • durante i concili e nelle sommosse di piazza scatenate da fanatici cristiani;
  • nel periodo compreso tra il 1870 e il 1929, quando il papa, pur privato del dominio territoriale, mantenne il proprio magistero mondiale e arrivò persino a proclamarsi infallibile;
  • dal 1929 a oggi, e soprattutto dopo l’avvento di papa Wojtyła, quando il papato ha assunto un enorme potere temporale di tipo propagandistico e politico. Questo potere si fonda soprattutto sulla centralità mediatica del papa, sui suoi viaggi continui e sulla sua presenza pubblica, quasi fosse sempre in campagna elettorale.
    Se invece si ritiene necessaria la presenza di un territorio consistente e la trasformazione definitiva del papato in Stato, allora la vera data di nascita del potere temporale coincide con la donazione di Pipino (754). Il re franco concesse al papa ampi territori riconquistati ai Longobardi, tra cui l’esarcato di Ravenna (dalla Romagna fin quasi all’Istria), la Pentapoli e lo stesso territorio concernente la città di Roma.
    In cambio, papa Stefano II aveva proclamato Pipino re con grande solennità e sancito con i Franchi un’alleanza di ferro, rompendo nello stesso tempo con l’Impero di Bisanzio. Fu un atto politico molto grave per un’istituzione che avrebbe dovuto restare esclusivamente religiosa, perché segnò di fatto un divorzio violento con dei fratelli nella fede.
    In sintesi, la Chiesa avrebbe dovuto dedicarsi alla cura solidaristica della propria comunità, cercando di impegolarsi il meno possibile nella politica di alto livello. Scelse invece la strada opposta: si alleò con i Franchi e accettò territori vasti e impegnativi.
    In quegli stessi decenni si diffuse anche un presunto documento ufficiale, in realtà falso, che attribuiva una donazione analoga già all’epoca di Costantino, molti secoli prima. Si tratta della celebre donazione di Costantino, falsamente datata al 315 d.C., ma in realtà elaborata poco dopo quella di Pipino proprio per avvalorarla in modo definitivo.
    È importante non confondere le due donazioni: la prima fu un falso clamoroso, mentre la seconda riguardò l’effettiva concessione di territori da parte del re franco.
    La vicenda della scoperta del falso ha qualcosa di incredibile. Siamo in pieno Rinascimento, in un’epoca in cui lo studio dei classici greci e latini costituiva quasi un’ossessione: una competizione tra intellettuali e filologi di altissimo livello. Il grande umanista Lorenzo Valla dimostrò che il testo non solo era pieno di errori incompatibili con l’efficienza della segreteria ai tempi di Costantino, ma conteneva persino neologismi più recenti derivati dal greco. Per tutti questi motivi non poteva essere stato redatto al tempo di Costantino.
    Resta ancora oggi aperta la questione della sede in cui fu compiuta la falsificazione: Roma oppure al Nord, presso i Franchi? In ogni caso Roma la assunse subito come vera e ne fece, per secoli, un formidabile strumento di lotta politica e ideologica.
    Tuttavia, proprio la presenza di grecismi fa ritenere più probabile una responsabilità romana piuttosto che franca: Roma, infatti, subiva da tempo l’influenza greco-bizantina, difficilmente riscontrabile con la stessa intensità presso i Franchi.
    Resta il problema di come Valla riuscì quasi miracolosamente a sfuggire agli strali della Chiesa, che lo accusò subito di eresia e avrebbe voluto bruciarlo vivo. Trovò rifugio presso Alfonso d’Aragona, che proprio in quel periodo era in guerra con il papa Eugenio IV.
    In questo modo proseguiva la sua guerra anche sul piano culturale: Valla infliggeva al papato un gravissimo danno ideologico e politico, mentre Alfonso d’Aragona dimostrava a tutta Europa di saper difendere gli intellettuali e di essere in grado di costruire una corte prestigiosa con figure di primissimo piano. Si è capito subito che questo falso non costituì una delle tante cavolate che si possono farei in politica a livello propagandistico. Rappresentò un fatto gravissimo e infatti suscitò subito enorme clamore e gravissime ripercussioni politiche.
    Prima di tutto essendo considerato di origine divina solo per questo tutti dovevano obbedirgli a pena della scomunica, tale per cui molti finirono bruciati come eretici, ci furono imperatori scomunicati ecc. In pratica questo atto sanciva:
    -il dominio territoriale del papa su Roma, Italia e tutto l’Impero d’occidente
    -conseguentemente il papa assumeva un doppio ruolo facendo un doppio gioco: era re sia in senso civile come tutti gli altri, ma lo era anche in senso religioso, cercando di imporsi come una teocrazia. Questo scatenò una vera e propria guerra civile all’interno del medioevo che culminò nello scisma d’oriente e nella Riforma protestante. Ricordiamo infine che tutto questo costò all’Italia (il vizietto di chiamare eserciti forestieri in sua difesa come aveva fatto la prima volta con Pipino) 400 anni di schiavitù dominati dagli stranieri (1250-1860).
    La chiesa divenne una enorme macchina da guerra quando fomentava le crociate, o la faceva addirittura in prima persona (Giulio II). In tempo di pace era una enorme macchina di gestione di un immenso potere territoriale ma anche economico. Basti pensare al traffico delle indulgenze che, depredando i contadini di mezza Europa, fece edificare la chiesa più grande che sia mai stata costruita con enorme investimento di denaro. Una chiesa costruita in modo demoniaco che però ancora oggi non è stata sconsacrata e riconsacrata ma continua imperterrita la sua missione tessendo le lodi del signore. In poche parole, la chiesa è stata il primo partito politico e la prima multinazionale della storia. Quando fu scoperta la falsità del documento ne nacque uno scandalo enorme; eppure, la chiesa sopravvisse come fa sempre dopo ogni infamia che l’abbia investita: da ultimo quando si è scoperto che era la multinazionale della pedofilia. Siamo veramente sicuri che il potere che la salva sempre sia di origine divina e non risieda piuttosto nella eterna creduloneria auto ipnotica del popolo? Per questo Mazzini sperava di arrivare con lei a una resa dei conti una volta per tutte.
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