La nascita del potere temporale

Sta di fatto che Dostoevskij considerava il potere temporale come la negazione del vero cristianesimo. Secondo lui la chiesa più si avvicina al potere (a tutti i tipi di potere in base al famoso discorso della montagna) e più trescava col diavolo. Prima di tutto perché deve restare povera poverissima tra i poveri; appena ha qualcosa deve darla a loro: non deve, non potrebbe costruire palazzi, chiese sfarzose e castelli fortificati. Deve difendersi ma non con le armi. Sappiamo che a un certo punto la storia prese un’altra direzione, cioè proprio quella direzione li. Il tradimento del potere temporale consiste nella disonestà di chi, pur dovendo operare esclusivamente sul piano della religione e della spiritualità, ha invece intrecciato la propria azione con falsità, violenze e interessi materiali storici e politici fino al punto di farli diventare predominanti. A questo si aggiunge un ulteriore tradimento, più propriamente religioso. Il professor Galimberti, insieme ad altri esegeti, ha osservato che molti fraintendimenti dottrinali derivano da cattive traduzioni: per esempio, Maria non sarebbe necessariamente “vergine” nel senso tradizionale, destinata a restare tale per sempre nonostante il parto divino, ma semplicemente una “ragazza”. Secondo Galimberti, inoltre, Gesù non avrebbe mai affermato di essere figlio di Dio né avrebbe promesso un paradiso dopo la morte; avrebbe piuttosto indicato che il premio si trova qui, nella vita, se ci si comporta da veri cristiani, cosa che ancora oggi pochi fanno. Il primo sottile tradimento sarebbe quindi stato compiuto da San Paolo, che (barcamenandosi tra vecchio e nuovo testamento) avrebbe trasformato una setta gnostico-mistica fondata sulla gioiosa diffusione dell’amore in una religione autoritaria, dominata dalla paura e dal peccato. Peggio ancora, le avrebbe dato una struttura organizzativa e una gerarchia precisa, destinata a diventare col passare del tempo una vera formazione politica. In questo senso, la manipolazione pseudo-cristiana del messaggio di Gesù sarebbe doppiamente falsa: sul piano religioso, perché avrebbe trasformato un insegnamento liberatorio in uno repressivo; sul piano storico, perché avrebbe assunto indebitamente ruoli di potere.

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Proseguendo nella valutazione critica, la Chiesa avviò il proprio cammino temporale in modo graduale e quasi in sordina, impiegando diversi secoli prima di assumerlo pienamente. È vero che, di fronte al crollo dell’Impero romano e all’enorme vuoto di potere che ne derivò, fu in parte costretta a occuparsi concretamente della vita quotidiana delle masse convertite e cristianizzate. Il vero problema è stabilire se, per esercitare davvero il potere temporale, siano indispensabili un territorio e la presenza di uno Stato, oppure se sia sufficiente una forte influenza politica esercitata in un determinato contesto storico. In questa seconda accezione, il potere temporale può essere esercitato anche in assenza di uno Stato e di un territorio propri. In questo senso, il potere temporale si manifestò comunque:

– durante i concili e nelle sommosse di piazza scatenate da fanatici cristiani;

– nel periodo compreso tra il 1870 e il 1929, quando il papa, pur privato del dominio territoriale, mantenne il proprio magistero mondiale e, poco prima della presa di Porta Pia, arrivò persino a proclamarsi infallibile;

– dal 1929 a oggi, e soprattutto dopo l’avvento di papa Wojtyła (la prima superstar mediatica), quando il papato ha assunto un enorme potere temporale di tipo propagandistico e politico. Questo potere si fonda soprattutto sulla centralità mediatica del papa, sui suoi viaggi continui e sulla sua presenza pubblica, quasi fosse sempre in campagna elettorale.

Se invece si ritiene necessaria la presenza di un territorio consistente e la trasformazione definitiva del papato in Stato, allora la vera data di nascita del potere temporale coincide con la donazione di Pipino (754). Il re franco concesse al papa ampi territori riconquistati ai Longobardi, tra cui l’esarcato di Ravenna (dalla Romagna fin quasi all’Istria), la Pentapoli e lo stesso territorio concernente la città di Roma. In cambio, papa Stefano II aveva proclamato Pipino re con grande solennità e sancito con i Franchi un’alleanza di ferro, rompendo nello stesso tempo con l’Impero di Bisanzio. Fu un atto politico molto grave per un’istituzione che avrebbe dovuto restare esclusivamente religiosa, perché segnò di fatto un divorzio violento con dei fratelli nella fede.
In sintesi, la Chiesa avrebbe dovuto dedicarsi alla cura solidaristica della propria comunità, cercando di impegolarsi il meno possibile nella politica di alto livello. Scelse invece la strada opposta: si alleò con i Franchi e accettò territori vasti e impegnativi.
In quegli stessi decenni si diffuse anche un presunto documento ufficiale, in realtà falso, che attribuiva una donazione analoga già all’epoca di Costantino, molti secoli prima. Si tratta della celebre donazione di Costantino, falsamente datata al 315 d.C., ma in realtà elaborata poco dopo quella di Pipino proprio per avvalorarla in modo definitivo.
È importante non confondere le due donazioni: la prima fu un falso clamoroso, mentre la seconda riguardò l’effettiva concessione di territori da parte del re franco.
La vicenda della scoperta del falso ha qualcosa di incredibile. Siamo in pieno Rinascimento, in un’epoca in cui lo studio dei classici greci e latini costituiva quasi un’ossessione: una competizione tra intellettuali e filologi di altissimo livello. Il grande umanista Lorenzo Valla dimostrò che il testo non solo era pieno di errori incompatibili con l’efficienza della segreteria ai tempi di Costantino, ma conteneva persino neologismi più recenti derivati dal greco. Per tutti questi motivi non poteva essere stato redatto ai tempi di Costantino. Resta ancora oggi aperta la questione della sede in cui fu compiuta la falsificazione: Roma oppure al Nord, presso i Franchi? In ogni caso Roma la assunse subito come vera e ne fece, per secoli, un formidabile strumento di lotta politica e ideologica.
Tuttavia, proprio la presenza di grecismi fa ritenere più probabile una responsabilità romana piuttosto che franca: Roma, infatti, subiva da tempo l’influenza greco-bizantina, difficilmente riscontrabile con la stessa intensità presso i Franchi. Resta il problema di come Valla riuscì quasi miracolosamente a sfuggire agli strali della Chiesa, che lo accusò subito di eresia e avrebbe voluto bruciarlo vivo. Trovò rifugio presso Alfonso d’Aragona, che proprio in quel periodo era in guerra con il papa Eugenio IV. In questo modo proseguiva la sua guerra anche sul piano culturale: Valla infliggeva al papato un gravissimo danno ideologico e politico, mentre Alfonso d’Aragona dimostrava a tutta Europa di saper difendere gli intellettuali e di essere in grado di costruire una corte prestigiosa con figure di primissimo piano. Si è capito subito che questo falso non costituì una delle tante cavolate che si possono farei in politica a livello propagandistico. Rappresentò un fatto gravissimo e infatti suscitò subito enorme clamore e gravissime ripercussioni politiche. Prima di tutto essendo considerato di origine divina solo per questo tutti dovevano obbedirgli a pena della scomunica, tale per cui molti finirono bruciati come eretici, ci furono imperatori scomunicati ecc. In pratica questo atto sanciva:

-il dominio territoriale del papa su Roma, una grossa fetta d’Italia e tutto l’Impero d’occidente

-conseguentemente il papa assumeva un doppio ruolo facendo un doppio gioco: era re sia in senso civile come tutti gli altri, ma lo era anche in senso religioso, cercando di imporsi come una teocrazia. Questo scatenò una vera e propria guerra civile all’interno del medioevo che culminò nello scisma d’oriente e nella Riforma protestante. Ricordiamo infine che tutto questo costò all’Italia (il vizietto papale di chiamare eserciti forestieri in sua difesa come aveva fatto la prima volta con Pipino) 400 anni di schiavitù dominati dagli stranieri (1250-1860). La chiesa divenne una enorme macchina da guerra quando fomentava le crociate, o la faceva addirittura in prima persona (Giulio II). In tempo di pace era una enorme macchina economica di gestione di un immenso potere territoriale, fondiario e commerciale. Basti pensare al traffico delle indulgenze che, depredando i contadini di mezza Europa, fece edificare la chiesa più grande (san Pietro) che sia mai stata costruita con enorme investimento di denaro. Una chiesa costruita in modo demoniaco che però ancora oggi non è stata sconsacrata e riconsacrata ma continua imperterrita la sua missione tessendo le lodi del signore. In poche parole, la chiesa è stata il primo partito politico e la prima multinazionale della storia. Quando fu scoperta la falsità del documento ne nacque uno scandalo enorme; eppure, la chiesa sopravvisse come fa da sempre dopo ogni infamia che l’abbia investita: da ultimo quando si è scoperto che era la multinazionale della pedofilia. Siamo veramente sicuri che il potere che la salva sempre sia di origine divina e non risieda piuttosto nella eterna creduloneria auto ipnotica del popolo? Per questo Mazzini sperava di arrivare con lei a una resa dei conti una volta per tutte.

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