In un momento secondo me terribile di crisi della sinistra italiana propongo una carrellata storica, risalendo dalle sue vere origini fondative (magari fossero rigenerative) fino ai giorni nostri. Il significato di tutto questo sta nello evidenziare quello che dovrebbe presentarsi indispensabile per un corretto pedigree vincente della sinistra, ma che non di meno, si è perso per strada, per incuria se non per tradimento. Stiamo parlando della strenua difesa valoriale e pragmatica della identità della nostra patria oggi messa a dura prova dalla mancata integrazione dei migranti, dal grave crollo demografico, dall’avanzata delle destre di fronte a una sinistra che evidentemente non è all’altezza della situazione. Se uno avesse avuto un senso sano della patria avrebbe combattuto il crollo demografico con tutti i mezzi e non si sarebbe compiaciuto di colmarlo con la invasione dei migranti: peso il taccon del buso… La difesa dei diritti a spada tratta (la sovrastruttura) non può scavalcare e mettere in seconda linea la tutela economica delle masse (la struttura); qui si è perso addirittura l’abc della sinistra. Di questi tempi la difesa della patria oggi suona come un insulto, come la voce dell’oltre tomba o peggio come segno conclamato di razzismo e fascismo (e qua siamo alla follia). Tuttavia, la bugia più grossa resta il tradimento e affossamento totale del nostro povero e glorioso risorgimento, come se la distruzione e l’oblio totale del concetto di patria non potesse diventare un pericoloso cavallo di troia della destra e della estrema destra ecc Non esiste un male peggiore della ignoranza consapevole del proprio passato (e a questo punto, ovviamente, anche del proprio presente). La nostra repubblica è nata sulla volontà dell’autoinganno, sul fatto di vivere nel fraintendimento e nella falsificazione come se questa fosse la cosa più normale del mondo. In questo modo i nostri intellettuali si raccontano una favola che per le masse è oro colato. Così del nostro Risorgimento è rimasta solo una pallida forma rituale, utile più a nasconderne il vero oblio che a mantenerne viva la memoria. È già grave, di per sé, l’oblio storico; lo è ancora di più ritenere che molti dei contenuti del Risorgimento siano ormai completamente obsoleti e decaduti. Il Risorgimento è stato tradito del tutto da tutti, e noi siamo avanzati all’indietro come i gamberi rispetto a quella che fingiamo ancora oggi di considerare la nostra vera origine.
In sintesi estrema, però, si può individuare la cancellazione trasformista di questi elementi:
-Garibaldi aveva provato a unificare il paese ma è stato tradito dalla monarchia che ha massacrato il sud militarmente ed economicamente creando un abisso che non è mai stato colmato. si è perso il senso dell’indipendenza, poiché ancora oggi restiamo un paese coloniale (Usa)
-È RINATO IL POTERE TEMPORALE, anche se tutti fingono di non accorgersene, dal momento che la Chiesa continua a fare politica a spada tratta sostenendo l’invasione dei migranti. Ci si ostina ancora a non capire che una migrazione eccessiva, incontrollata e incontrollabile rappresenta un rischio molto grave che destabilizza il paese e finisce per favorire l’avanzata della destra. Se oggi un milione di persone in Spagna si è inginocchiata di fronte al papa durante una kermesse non solo religiosa ma anche politica, vuol dire che oggi, il potere temporale, modernizzandosi, non è affatto sparito, anzi è più forte che mai. Addirittura il concetto stesso di identità e di patria, senza per questo essere ne razzista ne fascista, sembra essere in grave pericolo.
Pensate se i Francesi, pur facendo le debite proporzioni, facessero lo stesso dimenticando la rivoluzione di cui vanno tanto orgogliosi? Ma questo da noi non accade semplicemente a livello di memoria storica, ormai soprattutto tra i giovani è un risultato acquisito a livello antropologico e psicologico. C’è da chiedersi se si sentono ancora italiani? Oggi questo spirito sembra quasi del tutto scomparso, salvo nelle esortazioni rituali di Mattarella. In una società che aggredisce e dissolve tutti i collanti sociali, difendere quello più generale e fondamentale, l’appartenenza a una patria comune, sarebbe invece doveroso e significativo. Questa difesa, però, non può restare appannaggio delle destre prima che sia troppo tardi e soprattutto soltanto verbale: deve tradursi in scelte concrete. Per esempio, significa opporsi a una migrazione incontrollata e incontrollabile, la quale non solo favorisce lentamente una sostituzione etnica, ma mette anche in crisi la sicurezza e consenso sociale. Non è vero come sostengono certi intellettuali della pseudo-sinistra, che questo sentimento del tutto fuori moda, sia destinato a morire senza lasciare né traccia né rimpianto. Al contrario, esso cova sotto la cenere e potrebbe riemergere, magari nella forma peggiore, a vantaggio di formazioni politiche di destra. Gli esiti potrebbero essere catastrofici; eppure, qualcuno sembra esserseli cercati fino in fondo.
Adesso siamo alla democrazia del 60% ma nessuno se ne vergogna abbastanza o presagisce il pericolo incombente di questa assurda situazione. In poche parole, destra e sinistra, danzando sul vulcano fumante, continuano le loro manfrine assomigliandosi sempre di più e perdendo sempre più voti. Questo accade quando ci si allontana dal popolo perseguendo, ciascuno a suo modo, le logiche di palazzo. Ieri repubblicani e monarchici si sono persino sparati ma alla fine hanno raggiunto qualcosa di grandioso; oggi destra e sinistra fanno finta di sputacchiarsi ma mantengono lo status quo.
Sta di fatto che oggi nessuno sa o finge di non sapere che la nostra bandiera tricolore nacque sotto la repubblica cispadana, cioè giacobina e smaccatamente anticlericale, che il povero Mameli morì combattendo a soli 20 anni sparando contro le milizie papaline. Conseguentemente persino il nostro inno è del tutto mazziniano anticlericale. Il fatto è che la vera origine del risorgimento e della sinistra italiana fu all’inizio repubblicana, giacobina e anticlericale recuperando una identità nazionale e patriottica che covava da secoli passando attraverso figure come Machiavelli, Dante, Petrarca e da ultimo Giacomo Leopardi. La monarchia intervenne in seconda battuta solo per bloccare questo processo, per sviluppare le sue mire espansionistiche coloniali e per incarnare l’interesse generale di unificazione economica di tutto il paese. Tuttavia la strada del Risorgimento era sbarrata due volte dalla Chiesa: da un lato, dal potere temporale., che impediva armi in pugno l’unità del paese, alleandosi di volta in volta con Austriaci e Francesi; dall’altro, dalla sua egemonia culturale di carattere feudale, che ieri come oggi assoggettava ipnoticamente gran parte del popolo italiano. Mazzini aveva compreso che, per unificare davvero il paese e aprirlo all’era moderna, bisognava liberarlo da questa contraddizione secolare: uno Stato continuamente minato e sminuito dall’interno dal dualismo e dalla competizione con la Chiesa. In questa sorta di strana mezzadria, infatti, a prevalere era sempre la Chiesa. Secondo questa lettura, lo stesso meccanismo continua anche oggi: nonostante la sua decadenza su vari piani, la Chiesa resta ancora il principale referente politico del paese. Detto questo si capisce definitivamente perché la rivoluzione mazziniana italiana aveva un obbiettivo irrinunciabile (primus inter pares) che era proprio la abolizione totale del potere temporale. Insieme a questo vi era ovviamente anche la formazione di una repubblica che avrebbe comportato la abolizione violenta del re e delle nobiltà. Fu soprattutto per questo, per una questione di sopravvivenza che intervenne la monarchia dei Savoia, per impedire la rivoluzione repubblicana facendo credere di volere l’unità del paese e non la sua mera estensione geografica. Pertanto il falso patriottismo della monarchia era fin dall’inizio militarista e coloniale anticipando il fascismo.
Al contrario il senso della patria di Mazzini non era affatto in nazionalista. Bisogna amare tutte le patrie: per questo i repubblicani romantici andarono a morire su tutti i fronti dove si combatteva per i popoli e la loro libertà (es.il tenente Nullo che morì combattendo eroicamente in Polonia). Pertanto l’essenza più pura del nostro risorgimento è stata la comune guerra civile anticlericale che repubblicani e monarchici fecero contro il potere temporale della chiesa. Purtroppo questo venne tradito due volte: da monarchici e fasciti nel 29 con in patti lateranensi, nuovamente ripresi nel 47 dai democristiani e dai comunisti di Togliatti. QUESTA È LA DATA DI MORTE DEL RISORGIMENTO A CUI CORRISPONDE LA VERA DATA DI NASCITA DEL NOSTRO PAESE. La storia però era girata da tutta un’altra parte ma ti hanno fatto credere il contrario. Se vuoi approfondire questi argomenti leggi anche i prossimi paragrafi.
