
Ho visto ai mercatini di Rabat e di Tangeri (oppure: di poveri paesi)
pesi esorbitanti su piccoli somari in cambio
di un grido rancoroso e di quattro frustate.
Adesso spero anche per loro un meritato paradiso
con tanti zuccherini, carote e patate.
Se ripenso al peso di quei somari
rivedo come una volta, l’enorme fatica
delle nostre contadine, dei nostri montanari,
quando come il gigante Atlante portavano
sulle spalle tutto il peso del mondo
nell’epoca in cui il male non toccava mai il fondo.
Ma adesso vedo qui a Riese quadrupedi scattanti e raglianti
con i sella i loro baldi e ardimentosi cavalieri,
sono circondati da una gran folla trepidante per i suoi piccoli destrieri.
Adesso sono tutti gagliardi e fieri in vista del traguardo sospirato,
ora ragliando, ora imprecando ciascuno recita la lingua che la sua
mamma gli ha insegnato.
Certo a volte i cavalieri li prendono persino a botte,
altre volte in quelle grandi orecchie, sussurrano dolci messaggi affettuosi
come gli sposi alla loro prima notte.
Così voglio esaltare gli sforzi asinini e quelli contadini
quando in un tempo eroico erano uniti dagli stessi destini,
sopportando con dignità e decoro un peso tanto più grande di loro.
