PARTE PRIMA
1860-1947
Il giudizio finale sulla monarchia resta molto complesso e contraddittorio. In effetti unificò il paese scippando la vittoria ai repubblicani, vinse la Prima guerra mondiale, compresse moltissimo il potere temporale ma solo fino al 29; inoltre tramite l’alleanza di Giolitti e i socialisti intraprese una politica che portò alla rivoluzione industriale ma solo al nord, al rafforzamento del partito socialista, al suffragio universale maschile. Purtroppo, in seguito durante le guerre coloniali e l’alleanza col fascismo arrivò il tradimento e il buio totale. IN POCHE PAROLE, LA MONARCHIA IL RISORGIMENTO LO HA FATTO CON MERITO, SUBITO DOPO LO HA DISFATTO CON GRAN DISONORE.
Tuttavia ha sempre cercato di rivendicarne la paternità anche quando ha preso Garibaldi a fucilate sull’Aspromonte. Era troppo importante nascondere la verità in senso propagandistico come in seguito hanno fatto tutti gli altri. Questo avvenne nel corso di un lungo tradimento che la monarchia fece con l’Italia medesima più volte su più piani. Il primo fu subito gravissimo quando massacrò e depredò i meridionali gettando un’ombra sinistra sulla sua vera identità. In seguito, quando fece le guerre coloniali, quando si alleò col fascismo dando il via a una feroce dittatura che avrebbe potuto benissimo bloccare. Lo fece al massimo livello quando coi Patti Lateranensi fece rinascere il potere temporale alla chiesa rinnegando del tutto e definitivamente il risorgimento, infine quando da ultimo accettò di seguire Mussolini alleandosi persino con i nazisti. In questo modo gettò la maschera e mostrò il suo vero volto, abiurando la politica relativamente progressista che aveva fatto ai tempi di Giolitti (anche grazie ai socialisti). Il partito repubblicano rappresentava, con tutti i suoi limiti, la parte migliore del paese sia come teoria che come partecipazione di popolo. Perse a causa dell’arretramento feudale del paese vedi chiesa e monarchia, fattore principale che poi portò al fascismo. Aspetto che ancora oggi tende a far vincere le destre di fronte a una sinistra eternamente impreparata e improbabile: ieri il Pci troppo a lungo stalinista e oggi il Pd americano. Ieri al Stalin al potere, oggi gli omosessuali e i differenti… Naturalmente anche il partito repubblicano ebbe le sue contraddizioni. Cercò disperatamente di non essere una setta ma non riuscendoci alla fine perse. Ciononostante fu responsabile di grandi rivoluzioni come a Roma e a Venezia dove tenne le città insorte per molto tempo: la resistenza non riuscì mai a fare lo stesso (a Napoli, ma solo per 5 giorni). Anche la impresa di Garibaldi contro le indicazioni di Mazzini fu in un certo senso un tradimento spaccando il partito d’Azione; ma io non mi sento di condannarlo in quanto, secondo me, lo fece per il bene supremo del paese, cioè pur di avere l’unità del paese anche a costo di far vincere gli odiati Savoia. Certe imprese terroristiche come quella di Orsini potrebbero ricondursi a quella area, in quanto si definiva mazziniano, ma quando le fece ne tradì completamente lo spirito. Inseguito anche Carducci voltò le spalle al movimento diventando dal vate della repubblica il bardo della monarchia mentre il povero Mazzini trascorreva i suoi ultimi anni più solo e perseguitato che mai. Crispi addirittura col suo autoritarismo coloniale tradiva del tutto i valori repubblicani anticipando il fascismo. Evidentemente esisteva un filone di destra nel movimento che aveva frainteso completamente senza nessuna coerenza con i principi fondamentali. Nel secondo dopoguerra nacque un partito repubblicano finanziato dagli americani e ispirato al loro modello che non aveva niente a che fare con Mazzini. In sintesi i repubblicani persero perché la parte migliore di una nazione è sempre una minoranza, perché lottavano contro un esercito troppo potente e infine avevano contro la coalizione internazionale che da sempre appoggia il Vaticano.
Il partito socialista, nella sua componente riformista rappresentata da Turati, fu in parte erede del partito repubblicano. Ne conservò un certo senso patriottico, ma lo liberò dalle sfumature più religiose e spiritualiste.
Questa corrente confermò l’idea di una rivoluzione democratica e sociale da raggiungere attraverso una lenta evoluzione e una progressiva maturazione culturale; fin qui Mazzini sarebbe stato d’accordo. Tuttavia Turati mantenne anche l’obiettivo della cancellazione della proprietà privata, fatta eccezione per quella personale. Su questo punto e sulla abolizione delle classi sociali, le due ali del partito puntavano su metodi e tempi diversificati:
- i riformisti immaginavano un processo lungo, graduale e politicamente mediato;
- i massimalisti, che poi fondarono scindendosi il Partito comunista (1921), volevano invece arrivarci al più presto attraverso una rivoluzione immediata. Cosa che promossero nel corso del biennio rosso 1919-20 attraverso un tentativo insurrezionale che poi fallì con gravissime conseguenze future (fascismo e guerra). Turati non fu d’accordo e frenò; come si poteva avere la meglio su un esercito già vittorioso e armato fino ai denti? La politica si fa con un sano realismo e non con emozioni, sentimenti o peggio con avventurismo ideologico. Dopo la nascita del Pci i rapporti con i vecchi compagni di partito furono burrascosi, addirittura accusati di “socialfascismo”: cosa avrebbero pensato di Mazzini e dei vecchi repubblicani? In realtà troviamo, con una grande sintesi generica, tre posizioni: la più parte dei dirigenti comunisti non ci pensava nemmeno, poiché il loro sguardo e tutta la loro attenzione era rivolta a quello che accadeva in Russia. La massa comunque seguendo lo schema classico di totale denigrazione di ciò che si presentava borghese, consideravano il risorgimento come vecchia cartaccia ammuffita. Ben pochi lo salvarono. Prima di tutto Gramsci che era troppo intelligente per trascurarlo evidenziando meriti e demeriti. Principalmente perché era stato fatto da una minoranza che non era veramente riuscita a coinvolgere il popolo; peccato che lo stesso farà la resistenza più tardi.
Dovremmo citare anche Togliatti se non fosse che il migliore, o il peggiore a seconda i punti di vista, nel 1947 riconfermando i Patti Lateranensi lo seppellì definitivamente. Possiamo ricordare più recentemente lo storico Candeloro. Tutti questi ancora una volta vedevano proprio nel comunismo il completamento del risorgimento; ma non era vero: dal punto di vista democratico guardavano ancora alla dittatura del proletariato per molto tempo (la data sicura della dismissione resta dubbia; ma comunque arrivò sempre troppo tardi). Possiamo solo dire che nel 53 quando mori Stalin l’Unità uscì con gran titoloni paragonandolo quasi a Dio; e ancora nel 56 non sconfessò la invasione in Ungheria. Anche dal punto di vista della indipendenza il Pci guardava più all’Urss che all’Italia… Man mano che i comunisti si avvicinavano gioco forza alle posizioni socialiste, abbandonando o annacquando quelle marxiste classiche, non di meno continuarono ad aggredire i socialisti come se fossero i figli di un dio minore e i repubblicani come i nonni incartapecoriti del secolo passato e sorpassato (nonostante che avessero definito garibaldine le loro formazioni partigiane). Per quanto riguarda il fascismo questi fece una complessa operazione di totale travisamento dietro al quale si nascondeva il solito tradimento totale. Elaborarono così un loro mito del risorgimento, una specie di film auto prodotto quanto mai falso e funesto. - ripresero e rielaborarono il concetto di patria come una nuova religione però in senso militarista, nazionalista e imperialista. Il contrario esatto di Mazzini.
- distrussero completamente la democrazia e la libertà
- crearono il mito di un Mazzini molto religioso e quasi cristiano mentre non aveva una religione particolare ed era una specie di eretico totale sui generis
- ripresero Garibaldi celebrando solo le sue virtù guerresche e dimenticando la sua autentica dimensione di vero eroe popolare. Ancora una volta, come fecero tutti, strumentalizzarono il risorgimento nel senso più opportunista e trasformista possibile.
Il partito repubblicano sicuramente aveva una concezione della patria moralista, quasi fanatica e religiosa ma per nulla militarista e nazionalista. Al punto che la sua approvazione della Prima guerra mondiale (pur perseguita da molti suoi seguaci come completamento del risorgimento) sarebbe stata alquanto problematica. Infatti, andava contro tutti i suoi capisaldi teorici e valoriali: no al nazionalismo, all’imperialismo, alla guerra di espansione, al militarismo , alla industria delle armi e al massacro indiscriminato del popolo. Al contrario era una concezione che coincideva in tutto e per tutto con la difesa del popolo visto in senso democratico totalizzante e interclassista. Soprattutto la guerra doveva corrispondere a una violenza rivoluzionaria democratica e sociale che nasceva dal basso, che si sviluppava per l’impeto del popolo oppresso e non era certo subdolamente fomentata dall’alto, ovvero da generali, re e industriali delle armi. Mazzini che aveva già sconsigliato Garibaldi dall’intraprendere la sua spedizione in quanto strumentalizzata in senso coloniale, forse non avrebbe aderito al massacro imminente della guerra moderna con strumenti di distruzione di massa. Comunque questo afflato patriotico forse eccessivo appariva necessario dati i tempi terribili e la difficilissima lotta che gli aspettava. Nello stesso tempo aveva dei grandi meriti: aver cercato di aprire gli occhi alla nazione sul trabocchetto della monarchia, di non cedere alle lusinghe di chi sembra essere più forte economicamente e militarmente (più tardi Russi e Americani?), di aver indicato nell’avanzamento e nella partecipazione democratica il vero fulcro per ogni grande mutamento economico politico e sociale. Tutto questo si è perso del tutto se oggi invece di riguadagnare i voti persi (evidentemente cambiando del tutto politica) coltivano il loro orticello sempre più striminzito.
SECONDA PARTE
dopo il 1947
Il fatto è che il risorgimento è stato decapitato per ben due volte. La prima volta quando la monarchia nel 1929 con i patti lateranensi fece risorgere il potere temporale, e la seconda volta quando Togliatti incredibilmente, nel 1947 (ai tempi della costituente) gli diede il colpo decisivo avvalorando l’operazione precedente. In questo senso completò definitivamente l’eredità clericale di Mussolini comportandosi come lui. Pochi anni prima nel 46 Togliatti inopinatamente aveva fatto l’opposto: cioè fece liberare 10.000 fascisti finiti in galera per gravi crimini di guerra. Poteva farne uscire la metà, cioè 5000 e trattare lo stesso la liberazione di altri partigiani imprigionati per gli stessi motivi. Invece fece liberare tutti e così l’uomo che aveva già dato al risorgimento il colpo della morte diede una bella botta anche alla resistenza. Togliatti disse di aver fatto entrambi le operazioni per impedire una guerra civile profetizzando in un lontano futuro addirittura una alleanza con la stessa DC; ma se in quel momento ci fossero stati i socialisti a guidare la sinistra avrebbero impedito il rinascere della guerra civile ma nello stesso tempo bloccato i patti lateranensi cercando una mediazione storica diversa (impossibile per i comunisti) con i protestanti americani. A questo punto ovviamente l’ultimo tradimento, quello più grande di tutti, fu svolto proprio dalla DC che ha completamente fatto dimenticare le origini giacobine del risorgimento e affidato alla esaltazione del vaticano (=potere temporale), la sua sciagurata egemonia politica e culturale. A dire il vero negli anni 60 la tv di stato aveva promosso dei programmi dedicati al risorgimento in controtendenza con la forte egemonia clericale di cui era diventato preda il paese. Tuttavia successivamente Woytila che aveva salvato il risorgimento della Polonia, distrusse il nostro iniziando a calarci sopra il velo dell’oblio più totale. In un certo senso il terribile oblio di queste grandi rivoluzioni popolari, il risorgimento e la resistenza, si rincorre l’una con l’altra, ma nessuno lo capisce. Se mi dimentico dell’una prima o poi mi dimenticherò anche dell’altra. Da allora la nebbia è caduta sulla vera interpretazione di quanto e è accaduto. Dimenticare e cancellare tutto questo significa spostare l’orologio della storia come se l’Italia non fosse nata nel 1860 -70 ma nel 46, ossia non dal grembo di una rivolta giacobina prima e in seguito di una guerra monarchica anti clericale, voglio dire entrambi ferocemente anticlericali, ma da quello sacramentato di santa romana chiesa e da quello opportunista legato alla sopravvivenza a tutti i costi del Pci. Oggi come oggi chi sa che la bandiera tricolore è nata cispadana giacobina e anticlericale anche se poi è stata scippata dalla monarchia, dal fascismo e da ultimo dalla nostra mezza repubblica pseudo laica? Chi sa che il nostro inno è stato composto da un ragazzo che è morto combattendo a vent’anni contro il papa?’
Questa grande e duratura operazione di travisamento e del peggior trasformismo è nata perché evidentemente la si considerava assolutamente necessaria per la sopravvivenza del paese. Questo grazie soprattutto alla scuola e a quegli stessi libri di storia che hanno taciuto per anni sul massacro del brigantaggio meridionale e che di solito non raccontano nulla sull’Italia dopo il 1946. Ma, anche quando lo fanno, ne deriva un racconto del tutto ideologico e quindi ininfluente. Infatti come devono travisare il risorgimento così devono tacere sulla grave corruzione della DC e sulla assurda inconsistenza teorica e pratica del Pci. Questo nonostante una organizzazione di ferro con milioni di militanti che però non lo salvò dal disfacimento finale, quando dal modello sovietico è passata a quello americano: cioè al PD, vale a dire al club di Topolino…Devono nascondere il tradimento della DC non solo verso il vero cristianesimo ma nei riguardi del l’intero paese totalmente asservita alla mafia, agli americani e al vaticano. Non dimentichiamo la mafia e la massoneria allevate e gonfiate a dismisura in funzione preventiva anticomunista, fenomeno culminato con le stragi di stato fomentate e organizzate dai servizi segreti americani. Continuando sulla serie delle grandi bugie bisogna insistere nel far credere che la mafia è quasi sconfitta (chissà come mai risorge sempre), che il complotto già citato che sta alla base della nostra nazione dal 46 è ormai disinnescato e ininfluente. Al contrario è così vivo che ha appena distrutto il movimento 5 Stelle anche se non ci voleva tanto per farlo. Così ci dimentichiamo che siamo in una democrazia che al 60% è ormai in via di estinzione; che il fenomeno migratorio non è la salvezza del paese ma non un problema trascurato e ormai troppo grande, che il calo demografico sta già sancendo una terribile decadenza generale ecce cc…. Non riusciremo a salvarci se non ripristinando il senso della verità storica, se non ritrovando un sano spirito della nostra identità nazionale smettendo di delegare tutto questo alla destra, sempre che non sia già troppo tardi.
La chiesa è stata la grande nemica del risorgimento, la terza grande alleata del fascismo insieme alla monarchia, colei che ha dato alla DC un potere immenso ancor più dei soldi e della protezione americana. Eppure tutto questo potere non le è servito per creare uno stato modello di tipo cristiano (sic) ma una società malata ed estremamente corrotta al punto che costringe i giovani a fuggire all’estero pur di cercar salvezza.
Oggi finalmente sembrerebbe dedicarsi esclusivamente alla carità piuttosto che subdolamente alla politica come ha fatto sempre, ma la sua carità consiste nella esaltazione sfrenata di una globalizzazione che tra i tanti problemi rischia di destabilizzare il paese anche facendo vincere a lungo le destre.
