
In questo pomeriggio assolato, all’ombra del parco,
quando la vita agra e magra sembrava aver perso ogni malia,
le canzoni di altri finalmente mi portano via,
così trascinandomi col volo della fantasia
ritorno bambino anch’io tra i bambini
che urlando rincorrono felici la sacralità del proprio io.
Chi non godesse di questo splendido prato e di questi balletti goffi
come i primi movimenti della specie, veramente sarebbe rimasto un adulto malato
e senza requie.
Oppure potrebbe essere a sua volta un bambino mancato
che però non sa godere nemmeno un poco dell’infanzia che già gli hanno rubato.
Io invece mi beo vedendoli correre spensierati a perdifiato con la stessa
forza vitale del creato.
Sono finalmente così liberi, così innocenti e crudi, come Adamo ed Eva
quando ancora non si accorgevano di essere nudi.
