bocca della verità

Il matriarcato

Ieri e oggi

Non è facile parlare di un argomento così straordinariamente complesso, quando le sue implicazioni riguardano, nello stesso tempo, il passato più lontano e, in modo esplosivo, la quotidianità dei tempi più recenti. Il “maschio” sta rivivendo, anche se per fortuna solo in senso “socio-psicologico” (visto che la sta perdendo…), la lotta incredibile che gli eroi Greci fecero contro le terribili Amazzoni guerriere. Si trattò di una lunghissima saga, anche se di solito non è questa incredibile lotta, l’aspetto che viene messo particolarmente in risalto nello studio della mitologia greca. Tuttavia, anche se questo mito resta fondamentalmente misterioso, ci suggerisce subito due considerazioni fondamentali:

– il primo grande scontro sociale che l’umanità dovette affrontare, non fu appunto un conflitto tra classi, ma di genere: insomma la guerra dei sessi fu veramente uno dei primi capitoli nella storia dell’umanità. Un aspetto che non fu colto pienamente da Marx ed Engels (“La sacra famiglia” 1845) e che invece divenne la “fissazione” di un altro studioso, Bachofen (1815-1887).

– quanto fosse importante e sentita la competizione tra i sessi. Questo aspetto venne dimenticato per secoli dal nostro punto di vista maschile, per il semplice fatto che il patriarcato aveva vinto; adesso che tutto viene rimesso in discussione ce ne ricordiamo. È il caso di rifondare completamente il corso della civiltà che sta andando a rotoli per colpa dei maschi. Quali maschi? Tutti i maschi ? I veri colpevoli, se così si può dire per quelli più recenti, sono la massa ignorante e la dirigenza criminale del grande capitalismo internazionale che abbreviato si dice: multinazionali. Gli altri maschi pur con tutti i difetti (nessuno cambia di colpo con la bacchetta magica) costituirebbero comunque, una possibile e auspicabile base di alleanza per un nuovo patto. Ammesso che questo venga ricercato e che invece non si cerchi soltanto di rovesciare la pariglia, semplicemente restituendo pan per focaccia. Eppure sembra che certo femminismo continui a “sparare ideologicamente” nel mucchio, mentre nello stesso tempo disgraziatissimamente continua il massacro dei femminicidi. Questo secondo aspetto richiede ovviamente una condanna totale e disgustata; il primo un piccolo appunto. Questo patto rinnovato non è solo un escamotage corporativo nel tentativo di salvarci dall’onda di piena, ma il richiamo che è sempre stato fatto dalla Rivoluzione Francese in poi, di un cambiamento universale che valesse per tutta l’umanità. Ma verrà accolto?

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A riprova di come l’argomento delle Amazzoni fosse così sentito anche nell’antichità, non solo i Greci, ma anche molti altri popoli antichi, ebbero in proposito una loro mitologia.

In tutti i casi gli eroi Greci alla fine prevalsero. Viceversa nello scenario attuale, è già evidente che il cosiddetto maschio stia perdendo; ma è già scritto che perderà del tutto. È solo una questione di tempo. Questo nonostante che sul piano meramente dello scontro fisico (vogliamo dire militare?) sembri che le donne stiano perdendo a causa dell’ignobile massacro del femminicidio. In realtà, per quanto grave, tragico e sanguinario, questo fenomeno è pur sempre residuale: fortunatamente non fermerà l’avanzamento dei diritti della donna. Rappresenta piuttosto l’ultimo colpo di coda di un esercito già in rotta. Infatti non siamo di fronte a una contestazione, per quanto grave, della identificazione maschile, ma a un suo bombardamento totale: vale a dire a una operazione così corrosiva e dissacrante che alla fine porterà, molto probabilmente alla sua dissoluzione, se non addirittura alla sua scomparsa. Nello stesso tempo stiamo già notando la virilizzazione della donna e conseguentemente la femminilizzazione avanzata del maschio: oggi la donna indossa i guantoni della boxe e l’uomo si mette il rimmel sugli occhi. Come andrà a finire per davvero non si sa, in tutti i casi la omosessualità di maschi e femmine sembra avanzare in modo inesorabile. Una cosa è sicura, il maschio e la femmina, come li abbiamo conosciuti e vissuti solo fino a trenta anni fa, sono destinati a scomparire per lasciare il posto a degli “ibridi”. Sarà, molto probabilmente, come trovarsi di fronte a delle bottiglie confezionate in modo diverso, ma dentro il liquido è lo stesso: un frullato, un miscuglio indistinguibile di maschio e femmina a prevalenza androgina. Se questo dovesse essere veramente l’esito si potrà dire di tutto, tranne il fatto che sia un’operazione “naturale”. Questoproprio quando si fa di tutto per ripristinare l’armonia della natura ; evidentemente tranne che in questo campo (ammesso che esista; ma forse che si…). Infatti è vero che nella cosiddetta natura si notano tutti gli esempi possibili di sessualità e procreazione, persino esempi di maschi che partoriscono; ma restano pur sempre un’eccezione, una rarità. Forse qualcuno vorrebbe che questo diventasse il futuro del genere maschile? In poche parole sesso e procreazione diventano solo una specie di optional, una questione di scelta e tutto diventa intercambiabile. Come già detto anche la natura lo fa in modo incredibilmente mutevole e trasformista; ma resta sempre una dimensione rara ed eccezionale. Questo riconferma quanto la natura ami fare esperimenti su se stessa, presentando varianti ed eccezioni ma sempre minoritarie. Chi invece volesse solo esaltare questa dimensione di pura mutevolezza e variabilità (in tutti i campi) facendo delle differenze il nuovo pensiero unico, almeno la smetta di inneggiare alla natura.Si ricordi inoltre che non sta cercando di cancellare, solo la parte diabolica e sanguinaria della storia delle patrie, ma anche tanto sano eroismo popolare (da noi Risorgimento e Resistenza)

La guerra dei sessi

Ovviamente la guerra dei sessi è sempre esistita, questo fin dall’inizio; tuttavia non era ancora una vera guerra. È stata per lungo tempo (nella fase di caccia e raccolta) una specie di collaborazione conflittuale, basata a sua volta su una sostanziale parità, e come in tutti i matrimoni, a volte prevaleva un po’ l’uno, a volte l’altro. Purtroppo questa importante forma di egualitarismo e rispetto tra i sessi, piano piano, sparì e si rovesciò nel predominio totale del maschio chiamato patriarcato. Questo avvenne nel corso di un processo lunghissimo, costellato di sequenze storiche necessarie e inesorabili, ma a volte anche di colpi di scena simbolici incredibili. In ogni modo la storia assunse le caratteristiche tipiche del patriarcato, solo a partire da un certo periodo, sicuramente posteriore alla fase di caccia e raccolta. Era questa infatti l’epoca in cui si potrebbe situare una qualche forma arcaica di matriarcato. La guerra dei sessi venne messa in risalto per la prima volta da Bachofen in modo assoluto, da Marx ed Engels in modo più relativo, dato che allora il vero scontro era ancora quello tra le classi sociali. Questo scontro era provocato e gestito, ieri come oggi, dal grande capitale internazionale, il quale dopo la vittoria sul comunismo, governa più che mai il destino del mondo. Per lui, come avevano già detto gli antichi Romani, uno dei problemi fondamentali era “dividi e impera” : lo hanno fatto e continuano a farlo, fomentando lo scontro acerrimo tra le classi sociali. Tuttavia dopo la fine del comunismo e soprattutto la eclissi del proletariato, il nuovo scontro sociale generalizzato sta diventando sempre di più quello di genere. È questo un terribile trabocchetto in cui le femministe più acerrime sono cascate in pieno: il nuovo conflitto sociale esasperato e le divisioni conseguenti, giovano al capitalismo che fa appunto perdere al movimento, il carattere che più di tutti lo terrorizza: la sua potenziale universalità. Ma se le donne non cercheranno un nuovo patto sociale con i maschi, consapevolmente o inconsciamente, obbediranno al bisogno che il capitale ha di creare conflitti e divisioni nella società. Questo patto, questo compromesso (l’unico veramente storico) si fa ovviamente trovandosi a metà strada su tutto: dall’economia ai rapporti sessuali. Non è forse questo il significato più semplificato della famosa parità? Ora il capitalismo cerca con ogni mezzo di impedire questo, evidentemente per rompere preventivamente qualsiasi blocco unitario che si potrebbe formare contro di lui.

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Le amazzoni moderne

Pertanto nel corso dei secoli sono sempre esistite delle figure femminili, dei gruppi, addirittura dei movimenti che hanno rappresentato emblematicamente, questo tipo di lotta e di emancipazione, anche se tutto questo è avvenuto in passato all’interno del patriarcato. É motivo di grande orgoglio notare che la prima donna al mondo a laurearsi fu la veneziana Caterina Cornaro.

Caterina Cornaro

È l’ennesima dimostrazione di come la Repubblica di Venezia fosse all’avanguardia su molte questioni (mentre per esempio la chiesa assolutamente no) e di come, se avesse conquistato l’Italia al posto dei Savoia, sarebbe stato infinitamente meglio. Ma tant’è, se mia nonna avesse le ruote e Venezia avesse unificato (salvato) l’Italia, oggi questa non sarebbe in certe condizioni.

Le prime vere amazzoni della storia moderna, importanti per il numero e per il loro ruolo storico, furono le donne che assaltarono la Bastiglia durante la Rivoluzione Francese. Solo delle madri, esasperate e inferocite per la sorte alimentare dei loro figli, potevano fare una cosa del genere.

Marianna rappresenta la donna coraggiosa e combattiva, ma nello stesso tempo anche molto “materna” e trasgressiva , che suscita e partecipa alle lotte popolari e rivoluzionarie.

Il secondo gruppo, che però in seguito ebbe un ruolo enorme, anche se questo di solito resta in ombra (almeno in Europa) e non viene molto citato, venne costituito dalle donne delle carovane americane. Queste affrontavano in tutto e per tutto gli stessi sforzi e stress fisici e psichici degli uomini, nonché apertamente lo scontro militare contro gli indiani, dato che ovviamente anche loro impugnavano il fucile. Non solo, ma affrontavano consapevolmente pericoli estremi, torture ancora più terribili data l’aggravante sessuale (come accadde alle nostre partigiane, ma anche questo venne messo in ombra, per un frainteso senso del pudore). Insomma potevano diventare schiave per tutte le funzioni. Tuttavia mentre le partigiane facevano parte di un esercito di popolo dalle ragioni e dai valori sacrosanti, lo stesso non si può dire da parte degli invasori anglosassoni, che si impossessarono violentemente delle enormi pianure americane. Questi migranti alla fine scacciarono e massacrarono gli abitanti consolidati. Questo sempre a proposito del dogma moderno che quando i popoli si spostano è sempre una benedizione. Noi ci limiteremo a dire: forse che si, forse che no…

Ad ogni modo secondo noi, un altro aspetto importantissimo del carattere di queste eroine americane, consistette molto probabilmente, proprio nella competizione esasperata con i loro colleghi maschi. L’abitudine allo scontro militare, ormai nel DNA di queste donne, spinse le femministe americane a praticare le arti marziali giapponesi, ben prima che questo accadesse nello stesso esercito americano durante la seconda guerra mondiale. Questo le portò a scontrarsi violentemente con la polizia a Washington nel 1913 con numerose donne morte e ferite. E’ evidente che, al di la del coraggio e dell’aspetto eroico, si nota l’idea di una donna più forte del maschio, più maschio del maschio. Sono queste caratteristiche che hanno portato il femminismo americano, e ovviamente le emule europee, sulle posizioni favorevoli alle soldatesse come a una grande conquista (quando il primo femminismo socialista era ultra pacifista; chissà se qualcuno se lo ricorda…) e alle pugilatrici. Insomma ormai ci troviamo di fronte a uno scontro esasperato che non è più per la parità, ma apertamente peril primato. In tutti i casi le donne americane ottennero per prime il diritto di voto nel 1920, fattore che potenziò e propagandò enormemente il femminismo in tutto il mondo. In seguito possiamo notare le seguenti cause che, nel giro di un secolo, diedero alla lotta per la emancipazione una forza e una velocità impressionante mai vista prima:

– le prime organizzazioni di massa che si occuparono in modo importante della emancipazione femminile furono la internazionale socialista e in seguito il movimento comunista. Adesso che anche le suore, 130 anni dopo, sono diventate femministe, è forse importante ricordare questa piccola precisazione. Sembrerebbe quasi, nella folle eclissi della sinistra, che il merito delle prime venga dimenticato a favore delle seconde.

– lo sconvolgente episodio accaduto il 25 marzo 1911 a New York, quando 120 operaie morirono (a causa della incuria malvagia e colpevole dei loro padroni) soffocate e bruciate vive nel rogo della fabbrica “Triangle”. Tuttavia la vera origine della istituzione della data dell’otto marzo, commemorativa della festa dei diritti della donna, resta ancora oggi fonte di ricerca e discussione.

– l’esempio generalizzato della lotta delle suffragette inglesi e americane

– il fatto che durante la Prima guerra mondiale le donne sostituirono in massa gli uomini nelle fabbriche, dimostrando, distruggendo ogni pregiudizio, di saper fare tutto quello che prima facevano gli operai. Questo fattore si ripeté nella seconda, diventando un luogo comune; ma soprattutto la grande partecipazione delle donne ai movimenti di resistenza antifascisti, dimostrò che potevano accedere alla parità anche su di un piano militare. Tuttavia noi diremo: un conto è essere soldatesse spontanee di una lotta popolare di liberazione (come Marianna) e un conto essere inquadrate di un esercito istituzionale; anche se questa piccola differenza non la si vuole capire. In questo modo è però saltata completamente la critica anarchica (una delle poche condivisibili) alla violenza, alla guerra, agli eserciti in quanto tali. Le femministe vorrebbero distruggere tutto della virilità, ma questo aspetto lo vogliono mantenere e condividere.

– la stessa diffusione del movimento comunista, finché durò, diede grande forza organizzativa e propagandistica alla liberazione della donna.

– tuttavia ci furono altri elementi strutturali, che diedero grande forza e impulso al nuovo ruolo della donna nella società:

– l’invenzione degli elettrodomestici aiutò molto la donna a liberarsi in gran parte, dalla schiavitù del lavoro domestico.

– la stessa pillola anticoncezionale mutò radicalmente il ruolo della donna nella famiglia e nella sessualità.

le ragazze poterono accedere finalmente all’istruzione come i maschi.

soprattutto aumentò progressivamente la forza lavoro femminile, anche se ancora oggi, i principali motivi di discriminazione e contestazione, li troviamo ancora su questo punto fondamentale. Ricordiamo che proprio Hegel disse: il lavoro non è solo la fonte del proprio sostentamento fisico, ma il fondamento psicologico della propria autonomia individuale.

nell’era progressiva dei computer sparì l’elemento maschile della forza fisica; al contrario emersero qualità tipicamente femminili, quali una intelligenza “formale” superiore e una maggiore adattabilità al lavoro sedentario.

– in un ambito militare estremamente meccanizzato e tecnologico, per fare la guerra non c’è più bisogno necessariamente di grande forza e prestanza fisica, basta avere coraggio, spirito di sacrificio, competenza tecnologica, prendere la mira o premere un bottone. Tuttavia per noi, che la donna da portatrice di vita diventi portatrice di morte, rinnegando in un certo senso la sua stessa essenza, non è ne auspicabile ne positivo, tranne che nelle guerre di liberazione popolare. Certo anche la donna sa fare la guerra, ma la cosa che le riesce meglio e molto più auspicabile, non è sbudellare la gente ma fare bellissimi bambini. Che vergogna per me essere rimasto così all’antica!

– da ultimo c’è stata anche una certa forma di autocritica e riconoscimento da parte dell’elemento maschile. Nello stesso tempo è indiscutibile come, aumentando l’importanza della donna, questo richiamasse l’attenzione della politica e del mercato, consolidando sempre di più la sua figura da un punto di vista politico, sociale ed economico.

– sicuramente lo stesso fenomeno del 68 e la rivoluzione sessuale hanno determinato uno degli ultimi e più importanti scatti in avanti del movimento a livello di massa.

Tutto questo porterà molto probabilmente all’avvento totale del nuovo matriarcato e alla fine definitiva non solo del patriarcato (auspicabile) ma della stessa virilità ( catastrofico). Questo non è dato sapere ma è sicuramente possibile.

– da una parte il patriarcato ha rappresentato ( e continua a rappresentare) gli aspetti peggiori della cosiddetta civiltà basata su un concetto di virilità completamente sbagliato. Aspetti però che anche l’uomo stesso ha pagato per primo, come la violenza della guerra e la durezza dello scontro sociale. Il massacro degli uomini in guerra è ancora oggi uno dei motivi del maggior numero di donne presenti nella società; anche molti uomini odiarono il mostro della guerra così ben rappresentato da Goya in uno dei suoi quadri.

Il patriarcato è stato un moloch che ha distrutto la vita a tutti, soprattutto alle donne ma non solo alle donne. Lo ha fatto con milioni di uomini che adesso riposano nei cimiteri di guerra. Quando certe femministe dicono, se la sono voluta, dimostrano una grande ignoranza sul corso della storia.

Ad ogni modo forniamo adesso un elenco (molto) parziale di donne soldato famose nella storia:

– la prima della lista è Artemisia regina greca alleatasi però con i Persiani nella battaglia navale di Salamina. Riuscì all’ultimo minuto a salvarsi dalla catastrofe invertendo le insegne di combattimento.

-Tomiri regina dei Massageti, sconfisse Ciro in battaglia e lo fece uccidere come ritorsione per la morte del figlio.

Buddica regina britannica, aizzò e condusse la più grande rivolta antiromana: si suicidò di fronte alla sconfitta.

Zenobia regina di Palmira, fu a capo di un regno che diede enorme filo da torcere all’esercito romano.

Giovanna d’Arco: direi quasi una sciamana guerriera a motivo delle sue visioni.

Jeanne de Clisson ammiraglia e corsara.

Caterina Sforza madre di Giovanni dalle bande nere; la chiamavano “tigre” e doveva ben avere queste doti per contrastare militarmente (cosa che faceva in prima persona) Cesare Borgia.

Nakano Takeko donna samurai giapponese che morì in battaglia nel 1868 a Diaizu.

Tuttavia le donne che amo più di tutto ricordare sono le (dimenticatissime) eroine del nostro romanticissimo Risorgimento italiano. In primis Anita Garibaldiche per me è stata e sempre sarà la prima partigiana d’Italia, non solo in senso cronologico. Mi ricorda Marianna, in quanto bellissima adolescente, faceva il bagno nuda sulle rive del fiume del suo villaggio, per la disperazione della sua povera mamma e il compiacimento dei fortunati compaesani: rivoluzione e trasgressione vanno spesso d’accordo. Attorno a lei un manipolo di donne coraggiosissime nell’epoca in cui gli Italiani invece di rubare e di pregare, rischiarono la vita per dare al loro popolo un pezzo di stato e di nazione che non fosse il solito bidone (come poi fu con la monarchia). Antonia Masanello da Mira (nel veneziano) che nella furia della battaglia sciolse, senza volerlo, i capelli biondi e tutti videro che era una donna. Rosalia Montmasson che partecipò alla spedizione senza bisogno di travestirsi (era la moglie di Crispi). Cristina Trivulzio eroina delle giornate di Milano e poi con Garibaldi a Roma nel 48. Infine la eroina di tutte le eroine, Giuditta TavaniArquati che morì in combattimento uccisa dagli Zuavi nell’ennesimo tentativo fallito di sollevare il popolo romano prima del fatidico 1870. Correva l’anno 1867. A questo punto si potrebbe fare una piccola osservazione. Cosa sarebbe successo se anche l’esercito monarchico avesse avuto le sue donne combattenti? Avrebbero pure esse partecipato al massacro dei contadini meridionali durante la guerra civile contro il “brigantaggio”? Certo si potrebbe dire che anche nell’impresa dei mille purtroppo, vennero fucilati una ventina di contadini; ma non si può fare il confronto tra chi, anticipando fascisti e nazisti, assaltava i villaggi bruciando e massacrandone tutti gli abitanti.

Infine ricordiamo le partigiane dell’esercito Curdo di liberazione, un popolo coraggiosissimo ma frantumato e bistrattato, che ricorda da vicino le terribili vicende del nostro risorgimento.

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Il maternage e la sua crisi

Prendendo in considerazione un archetipo del tutto diverso da quello della guerriera, la donna ha sempre espresso una forma di maternage, di cura empatica globale, non solo all’interno della famiglia. Questo ha determinato una dimensione favorevole di attenzione psichica e di socializzazione estremamente importanti. Questi aspetti, uniti a una diversa sensibilità nei confronti della natura, costituiscono dei valori e una prassi sociale, che potrebbero essere decisivi per invertire la rotta catastrofica, che fin qui gli uomini hanno impresso al corso della storia. Nello stesso tempo sembra che in realtà oggi come oggi, proprio il maternage venga rimesso in discussione, rinnegato e demolito da vari fattori simbolici, tra cui i colpi devastanti delle pugilatrici. Anche la capacità di condivisione e coordinamento tanto decantate, a volte fanno il posto a una estrema competizione e conflittualità tra le donne stesse, aspetto che il movimento vorrebbe combattere e sostituire da una nuova “sorellanza”. Si tratta di un fenomeno indotto dal plagio dell’odiato oppressore, destinato a sparire prima o poi, oppure di un fattore strutturale dovuto al complesso di Elettra, cioè a una forma di estrema competizione verso la madre?

Riprendendo il discorso in generale e parafrasando un famoso paradigma hegeliano, sembrerebbe che la donna sia ancora rimasta a una fase di antitesi piuttosto violenta, e che forse la sintesi al momento non le interessa affatto. Del resto il terribile e tragico fenomeno dei femminicidi non porta certo in questa direzione. A questo proposito però bisognerebbe fare altre considerazioni che non stigmatizzare solamente la violenza maschile. C’è di mezzo la crisi irreversibile del matrimonio, crisi che non è determinata solo da una moltitudine di cause esterne, ma proprio dalla sua dimensione intrinseca. Infine questi deprecabili comportamenti maschili, non sembrano essere derivati solo per così dire dal vecchio stile del maschio padrone, cioè dalla esaltazione della forza pura e dal mito del possesso, ma da una estrema fragilità di tipo narcisistico. Se fosse così è chiaro che non ci si trova solo di fronte al rigurgito di un passato che non scompare mai, ma un nuovo fenomeno, che coinvolge ancora di più la famiglia e la società.

Tuttavia è altrettanto evidente che se alla fine questo conflitto non assumerà comunque la forma di una sostanziale parità condivisa, se il nuovo matriarcato dovesse assumere le caratteristiche di una dittatura e di un pensiero unico, allora rovescerà semplicemente la pariglia. Determinerà non una forma di liberazione universale (come quella che avrebbe dovuto fare il proletariato) ma una nuova forma di egemonia e sopraffazione. Tuttavia mentre prima la donna, pur nel corso di vessazioni (anche terribili) durate secoli, comunque è rimasta donna, l’uomo suddito non resterà tale, perderà cioè alcune delle sue caratteristiche fondamentali sia fisiche che psichiche. Un aspetto che possiamo già vedere nel calo impressionante della fertilità maschile e sembrerebbe pure del desiderio sessuale.

La cosa più incredibile di tutta questa faccenda, è il solito lamento in piena falsa coscienza:- Non ci sono più gli uomini di una volta…

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Le amazzoni antiche

In realtà i riferimenti e gli autori che nel mondo greco parlarono di Amazzoni furono molteplici:

– il mito delle amazzoni in generale, all’interno della mitologia greca il quale si sviluppa nel corso di una narrazione molto prolungata e dettagliata : sembra quasi una cronaca di storia militare piuttosto che un racconto di fantasia.

– se ne parlava già nella Iliade (sempre in termini mitici)

– ne parla anche Erodoto, il quale come primo storico, potrebbe meritare una particolare considerazione. Disse che abitavano le pianure della Tracia, che erano un popolo esclusivamente guerriero a totale dominanza femminile: che per questo motivo si precludevano la crescita di uno dei due seni, che combattevano le altre tribù per procurarsi schiavi maschi soprattutto in funzione procreativa. Ricordiamo che una delle derivazioni etimologiche della parola amazzone significa appunto donna senza seno.

Amazzone vincente

Da un punto di vista simbolico potrebbe essere interessante notare che queste potenziali castratrici di uomini (vinti e uccisi in battaglia) in realtà, secondo il mito, ma forse anche nella realtà, dovevano prima castrare la loro stessa femminilità. I Greci, che andavano pazzi per l’estetica, comunque le raffigurarono sempre con entrambi le mammelle in bella mostra. Così, oltre a una lunga serie di racconti mitici, è sopravvissuto all’ingiuria del tempo, un altrettanto ricco repertorio di immagini delle guerriere a volte più erotico che guerresco. Evidentemente era diventata quasi una moda culturale per placare i loro terrori e sensi di colpa inconsci.

Amazzone perdente

Il significato di questa inquietante mutilazione non è solo funzionale alla guerra, ma presenta un grande significato simbolico. Rinunciando o prevaricando sul maschio, dovevano anche rinunciare a se stesse in quanto femmine. Sembrerebbe una dialettica troppo facile e scontata, invece è molto più sottile di quanto non possa sembrare. L’uomo espletando (purtroppo) la sua parte peggiore è rimasto tale, pur assomigliando sempre di più a un lupo. Homo hominis lupus. Pur esaltando forza e crudeltà è rimasto uomo; anche se vengono in mente situazioni molto virili, ma del tutto opposte, come quelle del cacciatore, o la figura del cavaliere medievale (se lo faceva per davvero) difensore dei deboli, donne, vedove, bambini, orfani ecc. Questo per dire che dobbiamo combattere con tutte le forze (insieme alle femministe nostre alleate; ma ce ne sono?) per sradicare la parte peggiore della virilità; ma nello stesso tempo cercare di difendere e migliorare quella positiva. Viceversa buttare via l’omino, pardon il bambino, insieme all’acqua sporca, rappresenterebbe una catastrofe non solo per l’uomo , ma anche per la donna, o per lo meno per quella parte di donne che vorrebbero restare tali. Infatti, questa è la nostra tesi, la donna a differenza dell’uomo, non può vivere senza il suo opposto; ma se lo fa, eliminando, anche la parte migliore della virilità, finirebbe per nuocere gravemente anche a se stessa. In questo modo si snaturerebbero il ciclo naturale della procreazione, quello dei rispettivi ruoli e del desiderio sessuale. Come mai? La donna è oggettivamente empatica, ricettiva, portatrice spontanea e naturale di maternage, non solo biologico ma culturale. Anzi è proprio lei il vero inizio della cultura, che si origina “in due” già nel ventre materno: è probabilmente la madre che ha inventato e affinato il linguaggio. Non solo procrea, ma nutre la specie e in seguito se ne cura: una cura che necessariamente allarga al sociale. La donna dunque procrea anche il figlio maschio con dolore e sacrificio; cosa che evidentemente il padre maschio non ha sempre fatto con la figlia femmina. Viene in mente la famosa frasetta: non solo si accoppia col nemico ma addirittura lo procrea.

Come boutade se ne può sorridere, ma presa alla lettera elimina ogni forma di compassione nella guerra tra i sessi. Come dire: non si fanno più prigionieri… Secondo noi la donna non potrebbe fare impunemente quello che facevano gli uomini quando se ne fregavano dei figli, soprattutto delle figlie femmine. Se adesso restituissero la pariglia con i figli maschi, ci sembra che questo risluterebbe alquanto arduo e comunque assai costoso emotivamente. Lo stesso dicasi per la loro ricettività sessuale: stigmatizzare e condannare la penetrazione come un atto di violenza e prevaricazione maschilista, quando è stata proprio la natura a dotarle di vagina, è una considerazione che lascia attoniti.

– altri storici che parlarono di Amazzoni furono Diodoro e Strabone, più o meno ripetendo lo stesso paradigma. C’è da chiedersi:- Ma da cosa dipende veramente la persistenza, attraverso i secoli, di questa immagine diventata una vera forma iconografica del mito greco? Forse dipende dall’essere con ogni evidenza un archetipo della fobia maschile, dal pericolo di una castrazione derivata non solo dal padre, ma da sorelle troppo competitive?

Finalmente è arrivato il momento di cercare per quanto possibile, le motivazioni più profonde di questo atteggiamento culturale:

anche l’aggressività femminile era sentita come un grande nemico . È questa che non solo andava sconfitta ma proprio cancellata e dimenticata. Questo avvenne attraverso una incredibile operazione di manipolazione ideologica (con le buone o con le cattive) che avrebbe cambiato, fino all’altro ieri, la psiche femminile. In questo modo si andò creando il paradigma dell’eterno femminino. Ricordiamo che la repressione strutturale e preventiva di questa aggressività, è esattamente ciò che ha comportato l’esplosione delle crisi isteriche, gli svenimenti ecc. Oggi col femminismo, il vero protagonista sembra essere proprio il ritorno totale di questa aggressività precedentemente repressa per secoli. Tuttavia strategicamente è comunque sbagliata perché è proprio questo che impedisce una nuova alleanza con i maschi. Infatti siamo in un’ epoca che non è più quella alla bersagliera di un avanzamento velocissimo (in confronto ai due mila e passa anni precedenti) ma presuppone invece una battaglia di posizione sul lungo periodo. Come diceva Gramsci avanzi un po e poi ti consolidi; magari ti fermi un po e poi avanzi di nuovo. Questa guerra di trincea presuppone una nuova alleanza per la parità col maschio, senza contare che il vero problema sarà la sua rieducazione (non la sua castrazione o redenzione a mo di chierichetto nel corso di una incredibile controrivoluzione sessuale…).

– esaltando la grandezza e le virtù guerriere delle amazzoni non facevano altro che magnificare se stessi : più grande è il nemico vinto e più grande è l’onore della vittoria.

– da una parte placavano, dando comunque importanza al glorioso passato delle amazzoni, un oscuro senso di colpa per come trattavano ora le loro donne; ma soprattutto esorcizzavano la paura della castrazione e del lato demoniaco della donna (comunque sempre presente nell’inconscio), ossia il fantasma della sua onnipotenza come signora della vita e della morte.

– invece risulta più difficile pensare, dato che erano bisessuali guerrieri, che esorcizzassero anche la paura del loro lato femminile, cioè della loro stessa omosessualità.

– con la storia delle Amazzoni i Greci ricordavano continuamente alle loro donne che c’era stata si una grande guerra, ma questa era ormai persa. Dovevano solo mettersi l’animo in pace e starsene buone buone segregate nel loro gineceo.

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Considerando l’origine di un ipotetico matriarcato e cercando di operare, per quanto possibile, oggettivamente e realisticamente, possiamo fare queste osservazioni:

– non esistono prove oggettive di questo matriarcato guerriero. Ovvero: non si può assolutamente escludere che, ieri come oggi, non ci siano stati casi singoli o di piccoli gruppi di donne guerriere. Ma da questo arrivare a dire che sia esistito un regno antico e un suo esercito formato da sole donne, è cosa evidentemente assai difficile e al momento impossibile da dimostrare.

– tuttavia, volendo cavalcare fino in fondo questa ipotesi, non è impossibile, anche se estremamente difficile, che qualche cosa del genere sia esistito veramente. Se è esistito ciò è accaduto in un territorio limitato, per un piccolo gruppo e per un tempo certamente breve. In tutti i casi suscitando un clamore e un ricordo evidentemente straordinari. Come mai?

Erano circondate da tribù maschili e quindi probabilmente in precaria minoranza.

La forza fisica degli uomini e la maestria militare, anche se magari di poco, doveva essere comunque superiore.

In tutti i casi, il fatto di dover ricorrere a schiavi sessuali e di dover eliminare i figli maschi, rendeva molto difficile e precaria la vita di queste tribù, la quale, se non si estinse per fatti bellici, andò in decadenza per motivi di sterilità: come è quasi sempre accaduto a nuclei sociali troppo concentrazionari.

Dopo di che dobbiamo fare un altro genere di considerazioni, andando oltre le mere ipotesi e supposizioni: che cosa c’è di concretamente vero in tutto questo? Ossia che cosa indusse la fantasia mitica ad esagerare, partendo da fatti reali indiscutibili e soprattutto di straordinario richiamo?

In effetti le immense pianure e steppe a nord della Grecia ( Caucaso, Anatolia, tutta la Scitia,Tracia compresa) erano popolate da diversi e numerose popolazioni di tribù di nomadi. Questi erano allevatori di diverse tipi di branchi di animali, in primis i cavalli. Si spostavano in carri guidati da cavalli e tutti, comprese le donne, erano abilissimi cavallerizzi. Facevano tutto a cavallo, compresa la guerra naturalmente, a cui potevano partecipare anche le donne, in particolare le giovani vergini e senza famiglia: non era bene che una madre, magari con molti figli, morisse in battaglia. Probabilmente aderivano anche a vere e proprie scorrerie di attacco, ma sicuramente partecipavano validamente alla difesa della tribù, soprattutto se attaccata improvvisamente in assenza degli uomini.

Immaginiamoci la forza e il coraggio decuplicato di queste giovani donne a difesa si se stesse e di tutta la tribù; ma soprattutto immaginiamoci lo scorno e il disappunto degli assalitori (Greci compresi) inaspettatamente e sanguinosamente respinti da queste furie. Essendo molto giovani, non avendo mai allattato, usando magari delle tuniche larghe, davano l’impressione sotto di non avere niente. Se a questo aggiungiamo la discendenza a carattere matrilineare (altro fattore che doveva impressionare moltissimo i greci) il gioco è fatto. Forse è proprio così che è nato e si è ingigantito il mito delle amazzoni.

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Questo tipo di società, unidimensionale e totalitaria, con un unico potere femminile sia della struttura che della sovrastruttura, poteva esistere solo con la eliminazione o sottomissione totale dell’elemento maschile. Come già visto questo richiedeva la somma di fattori altamente improbabili ma non impossibili. È esistita invece una ben altra forma di matriarcato basata per davvero sul maternage, cioè sulla esplicitazione e valorizzazione a livello sociale delle potenzialità emotive, delle capacità ed abilità che contraddistinsero la donna soprattutto nel periodo della caccia e raccolta. Tutto questo dava nello stesso tempo prestigio e potere, proponeva fattori di elevazione sociale che poi si persero, ingiustamente e drammaticamente, nel passaggio al patriarcato. Ora se noi osserviamo le società matriarcali esistenti in natura ( elefanti, orche, api, scimmie bonobo e lemuri) scopriremo che tutte si basano su una maggiore intelligenza individuale e sociale, che però viene fatta valere a beneficio di tutto il gruppo, valorizzandone la cooperazione e con essa la coesione e la compattezza.

Insomma tutti per uno e uno per tutti al femminile, ricomprendendo però a vario titolo anche l’elemento maschile. Soltanto nei lemuri si nota anche una spiccata conflittualità, con forme di violenza che non sarebbero dispiaciute alle mitiche amazzoni. Qualcosa di simile accadde anche nel mondo degli esseri umani nella primissima fase della loro convivenza. Tutto questo per dire che nella primissima forma di matriarcato della caccia e raccolta, non c’erano affatto elementi di controindicazione e di discriminazione verso gli uomini. Anzi semmai al contrario si notavano fin dall’inizio elementi che potevano portare a una lenta inversione di tendenza, come poi è successo veramente, verso il dominio maschile. Questo particolare tipo di matriarcato, basato sul culto della grande madre, è esistito sicuramente ed è appunto comprovato dalla scoperta di un gran numero di statuette raffiguranti la figura femminile gravida, con un grande ventre, dei grandi seni, una vulva accentuata ecc. In seguito venne raffigurata mentre allattava o addirittura vegliava il figlio maschio morente (probabilmente per motivi bellici) anticipando di millenni l’immagine dolorosa della statua della madonna con Gesù morto tra le braccia.

Queste statuette si presentano all’inizio in modo estremamente primitivo, secondo una stilizzazione rozza ed esasperata che non corrisponde certo ai nostri criteri estetici; in seguito come vera manifestazione della essenza di una bellezza muliebre consapevole ed esaltata.

Questo ci suggerisce quanto il corpo e la figura femminile siano cambiati nel corso dei secoli, ma anche come la invenzione e scoperta di questa bellezza sia stato incredibilmente indice di transizione verso il patriarcato. A questo punto sorge, rivolta all’uomo, una domanda inquietante: sono come tu mi vuoi, (come se se il desiderio maschile plasmasse addirittura il corpo della donna); o sono gli stessi criteri estetici, i quali come avrebbe voluto un misterioso piano trascendentale, inconscio ed esoterico, hanno portato alla auto-evoluzione cromosomica della bellezza? Non ci sembra però che oggi questa consapevolezza di una bellezza “apparentemente” gestita dal maschio, sia motivo di odio e disprezzo fino al punto di auto-distruggerla come fanno compiaciute le pugilatrici…. Anche questa è una forma di fine totale di compassione nel corso della lotta: questa volta principalmente verso se stesse.

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Il maternage antico

Questa esaltazione della figura femminile divinizzata era dovuta a molti fattori:

– in primis l’animismo o il pre-animismo che esaltavano la vita e la sua proiezione nel cosmo.

Ovviamente l’ apoteosi della vita, portava alla divinizzazione di colei che la custodiva e sosteneva in grembo per davvero, fino alla sua espulsione ed esplosione creativa. Restano tre grandi dilemmi:questa divinizzazione diffusa restava anonima indifferenziata (proprio per questo si parla di preanimismo) o era pur sempre personificata (come accadrà più tardi con tanto di nome e cognome: per esempio Astarte, Demetria ecc). Tanto più che il mana, ossia la presenza divina nel mondo (concetto assai difficile per la sua sfuggente polivalenza) non era ne maschio ne femmina o tutte e due insieme. Sullo stesso piano appare assai problematica una dimostrazione (a livello interpretativo e di verifica storica) del passaggio da una unica dea indifferenziata a un vero pantheon gerarchizzato, un vero gineceo di divinità femminili. Questo aspetto ha poi portato alla intrusione anche di elementi maschili, determinando l’inizio del crollo di tutto il vecchio sistema fino al consolidamento definitivo del patriarcato. A questo punto vi era una maggioranza di divinità maschili con un grande capo.

– poiché il dentro e il fuori erano indifferenziati, quando evocavano e imploravano la divinità esterna, in realtà lo facevano con qualcosa che era già dentro di loro , ma più forte?

– poiché la sacralità della grande madre durò molto a lungo, compresi i periodi di transizione verso il patriarcato, poiché essa avrebbe dovuto essere propriamente il vertice stesso della magia animistica (sia come procreatrice sia come maga degli infusi medicali), allora avrebbe dovuto esserci conseguentemente una forte prevalenza di sciamane femmine. Questo aspetto risulterebbe effettivamente dalle più recenti scoperte antropologiche, ma non fino al punto da giustificare un effettivo monopolio del potere in generale e specificatamente religioso. Tuttavia questa valutazione risulta una contraddizione solo in apparenza. Infatti era normale e logicamente necessario se si resta nei termini del maternage , cioè all’interno di un sistema egualitario di compartecipazione dei due poli.

– tuttavia l’uomo e la donna non erano per davvero consapevoli dei principi della fecondazione che avvenivano durante l’amplesso. Si pensava a una forza cosmica impersonale (il mana?) che si impadroniva e agiva misteriosamente su entrambi; dopo di che con ogni evidenza lo sforzo procreativo “finale” spettava alla donna. Questa specie di spersonalizzazione anonima della sua reale funzione e protagonismo procreativo, sarà il principale fattore della dismissione drammatica di questo stesso ruolo, quando si scoprirà la reale importanza dello sperma maschile. In effetti proprio pensando la primissima condizione generativa come a una forma di procreazione tutta femminile, una specie di rigenerazione autarchica e di partogenesi, ancora di più si capirebbe il lo shock del rovesciamento totale avvenuto in seguito. A questo punto il maschio era ritenuto questa volta l’unico elemento fecondante. Si tratta di una concezione che ritroveremo anche nella filosofia greca dove la materia (femminile) esclusivamente passiva e ricettiva, non aveva forma ma la riceveva dall’esterno. Così sparito una volta per tutte e per sempre il carisma fecondativo a senso unico della donna, tramontava anche ogni forma di potere femminile, cosa che ha fatto da pendant alla trasformazione dal cacciatore al guerriero. In questo modo le capacità e le abilità della donna, pur restando fondamentali per la vita sociale, non venivano più riconosciute, anzi a volte venivano persino disprezzate e perseguitate. Questo accadde in seguito con le streghe le quali, tra i vari aspetti di persecuzione paranoica della figura femminile, erano soprattutto il proseguimento delle antiche sciamane e dei loro riti ancestrali. Questo a dimostrazione che la magia è stato veramente un archetipo originario della mentalità e cultura femminile, la quale rimase anche quando venne privata dalle forme di cultura istituzionale maschile, assumendo per secoli le caratteristiche di una sottocultura clandestina.

– Non solo la donna partoriva ma allattava i piccoli e se ne prendeva cura per molto tempo. Anche questa funzione di nutrice era molto importante e veniva divinizzata. Basti pensare come in epoca romana la grande madre, intesa per davvero come funzione di una natura nutrice universale, veniva rappresentata come una statua dai moltissimi seni, ossia tutti i frutti della natura con cui garantiva la alimentazione degli esseri umani.

– un’altra funzione importantissima era dovuta alla raccolta dei frutti della terra nei boschi e nelle praterie. La donna era inserita nel corso di un apprendistato millenario, all’interno di un processo pratico e conoscitivo molto particolare: era a contatto con i frutti e vegetali per il loro utilizzo alimentare e in seguito medico. Questo naturalmente era dovuto alla necessità oggettiva, ma anche alla propensione naturale, di prendersi cura a vario titolo della prole, e in definitiva di tutta la tribù. In questo modo cercando di corrispondere a tutte le esigenze, che non fossero solo quelle legate alla caccia maschile, acquistava un valore molto alto. Questo non solo in senso pratico ma simbolico.

– un altro aspetto decisivo era dovuto non dico alla partecipazione, ma addirittura alla stessa costituzione della democrazia tribale. Questa è nata non solo da una necessità inequivocabile di costituire la più grande cooperazione e solidarietà di gruppo in tempi così duri, ma proprio dallo stesso ruolo pratico, e ancor più simbolico, che la donna rappresentava per la continuità e la sopravvivenza della tribù. Quando si dice caccia e raccolta si intende il 50% da una parte e il 50% dall’altra, e così era anche sul piano della vita sociale e delle decisioni prese in comune. Sul piano prettamente religioso è assolutamente possibile che, per lunghissimo tempo, abbia avuto una prevalenza forse assoluta, ma non dal punto di vista pratico. Anche noi andiamo a mensa tutti i gironi ma dal medico più raramente… come dire, dal cacciatore dipendiamo quotidianamente, dalla sciamana, si spera, più raramente. Su un piano astratto e valoriale (con la nostra mentalità) non sarebbe proprio così: la donna comunque, sempre a motivo della procreazione, essendo la principale fonte di vita, avrebbe dovuto avere e mantenere una certa prevalenza sempre e comunque (può anche darsi che in certe tribù fosse così); ma, lo ribadiamo, all’atto pratico, in questa istituzione del tipo primus inter pares , il primato sia pur relativo, spettava pur sempre all’uomo cacciatore. Purtroppo col tempo questo primato compartecipativo è diventato una dittatura spietata. Come già detto senza la donna la vita non sarebbe nemmeno iniziata, ma senza le prede del cacciatore si sarebbe rapidamente estinta. La sopravvivenza non si basa sul ricordo e la riconoscenza di ciò che è accaduto un po’ di tempo fa, ma su quello che sta accadendo adesso.

È tuttavia su questo punto che si presentano aspetti contraddittori:questa esaltazione della onnipotenza magica della figura femminile, sembrerebbe contrastare non solo con l’aspetto esteriore della democrazia tribale, ma esprimere una contraddizione intrinseca. In effetti c’è stato chi, come era già accaduto per il matriarcato guerriero, ha ipotizzato anche un regno del matriarcato determinato dal dominio assoluto, non solo proto-religioso, della grande madre. Tuttavia il riproporre questa specie di monopolio , oltre alla enorme difficoltà di trovare prove reali e di non procedere solo per ipotesi e supposizioni, presenta appunto delle contraddizioni in termini:

-se il maternage è anche e soprattutto collante sociale comunitario ed egualitario, non si capisce un suo ruolo esclusivamente unidimensionale.

La crisi del maternage antico

Non dimentichiamo che l’archetipo del potere positivo della grande dea (del maternage) non è affatto simbolicamente esclusivo; esiste anche , tristemente validissimo ancora oggi, un aspetto terribilmente negativo. È quello di una madre grande (assoluta) che ti tiene prigioniero e soffoca nel proprio ventre, come una tomba prigione anche quando apparentemente sei fuoriuscito; oppure che ti asfissia col cordone ombelicale a mo di guinzaglio o di telecomando, impedendo qualsiasi forma di identificazione e autonomia individuale. Questo lo sanno benissimo le donne in quanto per i maschi era più facile sfuggire all’esterno (non sempre), ma per le ragazze, vicinissime alla madre, era, ed è, molto più difficile evitare questa simbiosi mortale. Questa oltre che violentare e castrare psicologicamente le figlie, ha perpetuato a comando, anche le stesse stigmate del patriarcato. Senza contare che ci si sfoga e ci si vendica su chi è più vicino: come nel caso della infibulazione provocata soprattutto dalle stesse madri. Non solo. Anche il ruolo magico non è solo positivo, c’è proprio quello della strega in quanto strega, cioè non della signora solo della vita, ma anche della morte:

– come la dea Kali nella mitologia indu ( sicuramente un ruolo assai più complesso della sua apparente esclusiva mostruosità)

– di Hell signora dell’inferno nella mitologia germanica.

– Ammit divinità egiziana degli inferi

– Arpia, la Medusa, le Erinni, le sirene, la Chimera, la Sfinge in Grecia ecc: da questo punto di vista c’è da chiederci se ancora una volta è proprio la mitologia greca ad offrirci il repertorio più ricco e variegato.

– Tiamat babilonia

– Valchiria scandinavia. A farla breve ogni mitologia ha le sue e sono tantissime.

Non possiamo descriverle singolarmente, ma il più delle volte richiamano figure estremamente angoscianti e terrificanti di ragni e di serpenti circondati da collane sgocciolanti di teste mozzate. Ancora una volta non è facile fornire una interpretazione di questo fenomeno. Possiamo dire che:

– in base alla teoria degli opposti se c’è un archetipo positivo, massimante positivo, ce ne sarà anche uno massimamente negativo, orrifico e terrifico.

– già nel neonato e nel bambino si manifesta sia la massima vicinanza e adesione, come la massima lontananza e rabbia distruttrice, evidentemente verso una figura di colpo diventata mostruosa. Da questo punto di vista il seno buono che ti nutre diventa il seno cattivo che vuole addirittura divorarti.

– l’uomo ha sempre visto nella donna due assoluti: quello di fusione materna, ma anche quello di schiavizzazione prima della volontà infantile, poi di quella sessuale da adulto.

– il sesso della donna è sempre stato visto avvolto nel suo mistero sacrale e sconosciuto della vita; ma anche come la caverna sanguinaria (vedi parto e mestruazioni) da cui incominciano insieme sia la vita che la morte.

– non dimentichiamoci che se la donna rappresenta la natura, questa ultima ha due facce assolutamente combacianti e reciproche: tanto quella della vita multiforme e prorompente, quanto quella univoca della morte e della distruzione sempre incombenti. Potremmo anche definirla la spietata violenza mortale (sanguinaria) del divenire.

– infine non dobbiamo assolutamente dimenticare il terrore della castrazione. Una delle caratteristiche fondamentali ( per non dire quella prioritaria) di queste divinità è proprio quella della sua irresistibile pulsione di vendetta, come per ristabilire e ripristinare una onnipotenza precedentemente perduta.

Oggi un certo femminismo ha voluto individuare ed esaltare anche molte e importanti figure femminili di divinità che non centrano niente con la maternità. Questo per contestare l’idea iper maschilista che la figura femminile dovesse per forza essere collegata alla maternità; ma anche a convalida del fatto che, in odio ai maschi, vogliono ridicolizzare e svilire non solo la bellezza, ma anche lo stesso maternage. A noi sembra che, nel furore iconoclasta che coinvolge un’epoca intera e la totalità espressiva che la riguarda, non si rendono nemmeno conto di darsi la zappa sui piedi (oltre che in testa al loro sbalordito nemico).

– tuttavia un ruolo dominante totale della grande madre, quindi non solo in senso religioso, contravverrebbe alla stessa democrazia tribale, determinandone di fatto la impossibilità. Ricordiamo che a fronte di questa specie di bagarre ipotetica deduttiva, per forza di cose (data la distanza temporale e la ambigua povertà dei reperti) sempre senza una verificazione solida e sufficiente, ma solo indiziaria , la democrazia tribale comunque è esistita veramente. Allora questa specie di dittatura femminile o ha addirittura preceduto la democrazia tribale, per cui la sua nascita sarebbe una specie di contromossa rivoluzionaria e libertaria da parte dei maschi, oppure sarebbe successiva. Nel primo caso non c’è nessuna attestazione sicura e definitiva; nel secondo se c’è stato un fattore che ha posto fine alla democrazia tribale, questo è stato proprio lo stesso patriarcato. In parole povere democrazia tribale e maternage sono nate e sono morte insieme, pian piano strangolate e seppellite dall’emergere incontrastabile del patriarcato.

La democrazia tribale, fattore ancora oggi alquanto misterioso e forse considerato una specie di stravaganza arcaica , è stata in realtà un valore estremamente importante da molti punti di vista. Tutto quello che aveva di buono a un certo punto è sparito ed è stato dimenticato per secoli. ma è esattamente quello che su cui si fonda il mondo moderno nella sua componente migliore. Stiamo parlando di democrazia, ossia scelta previo dibattito e votazione collettive, egualitarismo e cooperazione, e perché no, rispetto per la natura. Una forma di democrazia tribale è stata alla base della nascita dei poemi omerici. Il su importantissimo retaggio culturale è stato il trampolino di lancio per lo sviluppo della stessa democrazia in Grecia, e più tardi a Roma nella sua fase repubblicana. A distanza di secoli questa fiammella si è riaccesa in Europa durante l’età dei comuni proprio ad imitazione di quelle esperienze storiche fondamentali. Infine dobbiamo fare una importante considerazione di tipo ideologico in relazione alla nascita e alla morte del comunismo.

Infatti come sappiamo il comunismo, impose sciaguratamente la fine della democrazia procrastinandola a una ipotetica epoca di soddisfazione di tutti i bisogni primari (probabilmente dopo la fine dell’ultimo piano quinquennale perfettamente riuscito). In poche parole la democrazia e la libertà non erano essi stessi dei bisogni primari ma si realizzavano da ultimo come fiorellini sopra la ricchezza della realizzazione materiale ( la quale te la può dare benissimo Hitler o il capitalismo, magari inquinando o distruggendo il collante sociale). Questi bisogni invece sono per noi originari e atavici, addirittura trascendentali in quanto qualificano la differenza tra l’uomo e l’animale. Infatti gli animali prima di tutto obbediscono alla pancia mentre nell’uomo, si determina in modo comunque decisivo, anche il bisogno di comunicare e cooperare fraternamente. In poche parole la democrazia tribale avrebbe dovuto fare capire ante litteram che la libertà e la democrazia veniva praticata anche da gente con poca forse, ma vera cultura e soprattutto materialmente poverissima e tribolata; ciononostante libertà e condivisione delle scelte era per loro importante tanto quanto il poco e sudatissimo companatico che riuscivano a racimolare. Questo non venne compreso quando a Konstrand vennero distrutti i soviet proprio da Trotski che si pensa sia stato tanto migliore di Stalin, sicuramente forse, ma non troppo. Ma che cos’erano i Soviet ( organizzazioni autogestite di contadini e operai) se non delle forme di democrazia tribale, ossia forme di compartecipazione territoriale e organizzativa, su base di vita quotidiana e mentalità condivise (proprio come le tribù). E quale fu il potere che non volle riconoscerle e le distrusse se non quello del nuovo re mago moderno ?

– infine lo stesso sciamanesimo femminile ha fomentato e comunque potentemente contribuito alla nascita della stessa teoria degli opposti, che invece è sicuramente presente e fondativa, fin dall’inizio, di tutte le culture mitiche.

Pertanto è molto più coerente ritenere sul piano teorico, nonché maggiormente praticabile su quello concreto, che lo sciamanesimo femminile abbia prodotto non solo la stessa democrazia tribale (magari all’inizio con prevalenza femminile, che poi si è spostata lentamente verso il maschio, fino al rovesciamento totale) ma addirittura la teoria degli opposti. Del resto uno degli aspetti costitutivi dello sciamanesimo femminile è proprio il continuo rovesciamento dei due ruoli, non come manifestazione di separazione o di conflitto, ma di armonia universale. Tuttavia se c’è un elemento che contraddice anche questa tesi, consiste proprio nel ritrovamento del gran numero di statuette della grande dea. Sono appunto manufatti molto semplici ma solitari, che sembrerebbero escludere completamente la presenza del maschio, confermando la presenza di una cultura monopolistica al femminile in tutte le direzioni. Ma come sarebbe stato possibile questo in società non competitive ed egualitarie? È più probabile che questo dominio si esercitasse solo nel senso del culto e a livello sovrastrutturale, ma per il resto c’era una sostanziale parità, e semmai una leggera prevalenza maschile, che però col tempo si accentuata sempre di più. Del resto come avrebbe potuto, se fosse stata anche lei cacciatrice, competere col maschio in gravidanza, durante l’allattamento e anche nel caso di prole numerosa: c’era evidentemente una netta distinzione nella divisione del lavoro. Persino nel momento delle mestruazioni sarebbe stata in difficoltà se non in pericolo, in quanto gli animali l’avrebbero “fiutata”. Del resto è stata proprio la donna che ha favorito inconsapevolmente le condizioni della sua stessa sopraggiunta schiavitù. Lo ha fatto a livello sovrastrutturale, quando ha scoperto l’importanza del seme maschile, poi a fronte di mutamenti strutturali con l’invenzione della economia agricola.Una chiara dimostrazione di come non solo il negativo si trasforma in positivo, ma del contrario. Sappiamo che dalla fase di caccia e raccolta si passa a quella pastorale in cui la tribù, per la prima volta alleva animali addomesticati. Sono i discendenti secolari di cuccioli selvatici, portati per la prima volta nella tribù dai cacciatori e ovviamente accuditi e allevati dalle stesse donne, magari le prime volte per farli giocare coi i bambini. Col tempo, moltissimo tempo, i discendenti di questi cuccioli si sono modificati geneticamente, in base a una selezione naturale di maggiore adattamento all’uomo: basti pensare alla trasformazione dal lupo al cane. Nello stesso modo si formarono tutte le altre mandrie. Ma questo tipo di vita non si confaceva alle donne. Infatti richiedeva grandi spostamenti sempre all’aperto, contro gli animali feroci o le altre tribù. Queste per la prima volta erano diventate molto violente e bellicose per il possesso dei territori o per la ruberia delle stesse mandrie,. Era nata di colpo la proprietà privata, la guerra e la violenza maschile. Tuttavia il passaggio alle fasi successive, quella orticola e poi agricola, peggiorò definitivamente la situazione, e la donna ancora una volta ci ha messo del suo. Questo assolutamente non per colpevolizzarla o ridicolizzarla, ma per far vedere quanto sia tortuoso e complicato, a volte persino bizzarro, il processo per così dire inesorabile e deterministico della storia (che alla fine trasforma la stessa casualità in necessità). In effetti la donna frequentando nei secoli il mondo vegetale ne carpì i più importanti segreti: principalmente che, per far fiorire alcune piante, bastava conficcare nel terreno i semi e poi innaffiarli con acqua. Non ci volle molto perché tutti comprendessero che quello che faceva il seme nella misteriosa profondità della terra, lo faceva anche il maschio nel ventre della donna: tanto più che anche l’acqua poteva essere accostabile all’elemento simbolico del liquido maschile. Con l’emergere del protagonismo maschile, sparì il carisma religioso della grande dea e con essa tutti gli aspetti del potere femminile. Naturalmente qualcosa rimase. Forse anche di molto importante, ma comunque sempre subalterno e marginale al nuovo sistema ideologico patriarcale. Così si è andati avanti fino a quando non è cominciata la grande riscossa del femminismo (con l’illuminismo). Detto questo non è finita qui. Se il potere della donna consisteva soprattutto nel fare figli, più questi aumentavano e più restava prigioniera del suo stesso menage domestico familiare. Col tempo divenne un destino coatto e una prigione che si è trascinata per secoli. Non solo, ma più cresceva la popolazione e più si crearono alcuni fattori negativi, uno in particolare terribile. Quello meno negativo, ma sempre gravoso e gravido di conseguenze, fu il fatto che la maggiore popolazione richiedeva più campi da coltivare e quindi sempre più estesi e più lontani da casa. Col tempo venne esclusa persino dalle sue vecchie attività agricole. Infine, fattore rimarcato in modo straordinario da Malthus, più aumentavano i fattori di crescita e di produzione alimentare, più bocche si sfamavano e più aumentava la popolazione, azzerando ogni volta il surplus. Era un gatto che si mangiava la coda, ma soprattutto ha finito per mangiarla agli altri gatti. In questo modo è nata la necessità della guerra permanente, diventata la unica possibilità di conquistare sempre maggiore terra e in seguito di schiavi per coltivarla. In questo modo finiva per sempre la figura esclusiva del cacciatore per far posto a quella del soldato. Una figura alquanto diabolica, se la virilità vi si poteva espletare esaltando i suoi lati peggiori. In questa apologia della violenza e della proprietà anche la donna diventava solo un possedimento appena superiore agli stessi schiavi, e in questa esaltazione della forza e della violenza fisica, il suo destino era segnato dalla sottomissione.

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Il fatto è che la concretizzazione specifica e dettagliata di questi processi, riguardanti periodi così lontani, sul piano storico e geografico resta assai ardua. Sono molto tortuosi e complicati, in definitiva con molti aspetti “trasformistici”. Presentano anche al loro interno elementi così diversi e contrastanti, che rendono impossibile una classificazione ben precisa con i pochi elementi a disposizione. Ancora una volta non è solo la enorme varietà e complessità interna del materiale mitico, che impedisce delle soluzioni interpretative univoche e autofondate, ma il fatto che in relazione alle dimensioni arcaiche, non esistono delle prove dal carattere inconfutabile. Di qui la caratteristica di un metodo ipotetico deduttivo, applicato su un piano simbolico, coadiuvato dai pochi indizi a disposizione. Ora si sa come in ambito giudiziario quante persone innocenti sono state considerate assolutamente colpevoli a causa di molti (falsi) indizi. Nel nostro caso c’è il rischio di prendere cantonate pazzesche; ma tant’è nel caso dell’antropologia il gioco vale la candela.

Del resto basti pensare alla religione indù. In essa troviamo tutto e il contrario di tutto:

-monoteismo e politeismo

– panteon enormemente prolifico sia in senso maschile che femminile (quale dei due è nato per primo o sono nati assieme?)

– la grande madre della vita ma anche la dea (le dee) della morte

– una incredibile sovrabbondanza del simbolismo magico e nello stesso tempo, la compresenza al suo interno, di concetti filosofici tra i più arditi che la mente umana possa aver elaborato.

– ma in tutti i casi ha vinto il patriarcato più feroce se pensiamo alle vedove bruciate fino a 50 anni fa e ai paria che esistono ancora oggi.

Ovviamente non tutti i popoli e le epoche hanno avuto tale ricchezza e promiscuità di formule e soluzioni, come se l’induismo fosse la incredibile enciclopedia sincretica di tutte le religioni mescolate insieme.

La grande madre con tutti i suoi dubbi e ambiguità, la troviamo soprattutto a nord e a sud della Grecia e in definitiva in tutto il bacino del mediterraneo. Lo stesso totemismo in questa area è stato ben diverso. Si basava su di un feticismo “animalesco” solitamente raffigurato in singole statue, sopravvissuto massicciamente nell’antico Egitto e poi a Roma, ma rapidamente assorbito in Grecia e anche per questo vi nacque la filosofia.

Ma chi può dire come nacque la primissima forma di religione primitiva?

Con diverse soluzioni più o meno simultanee in territori diversi?

Si potrebbe dire: da popoli che non conoscevano ancora la divisone di soggetto e oggetto e che sicuramente adoravano la natura in tutti i suoi aspetti. Si può anche pensare a una forma di grande madre impersonale e indifferenziata. Fu una forma di monoteismo molto sui generis, dato che in realtà proprio perché impersonale, riguardava tutto l’esistente. Come tutto il monoteismo, in realtà nascondeva al suo interno il politeismo, rifacendosi a tutte le forme divine allora concepibili. Ma si potrebbe anche pensare a una specie di mana per così dire neutro e impersonale, sintesi degli opposti maschile e femminile insieme. Come fu possibile che dalla grande madre nacque un panheon solo femminile? È veramente possibile che ciò sia avvenuto veramente? ma poi come si è passati a quello maschile? Sicuramente per gradi e passaggi trasformistici, che come diceva Hegel, anticipavano la novità tenendo insieme il passato. Si tratta di un processo che resta e forse resterà per sempre misterioso.

Ora nell’ambito della cultura mediterranea è esistita una figura che potrebbe spiegare nello stesso tempo, sia il passaggio al politeismo maschile che al patriarcato vero e proprio. È quella del cosiddetto paredro ( in greco colui che siede affianco). In realtà è presente in molte religioni ( in modo massiccio soprattutto in quella induista, tanto per cambiare). Significa la presenza di un partners maschile seduto accanto a una figura femminile relativamente dominante.

In questo modo si evidenzia che la figura femminile non è più sola: adesso ha bisogno accanto a se di una figura maschile. IL fatto è che queste figure nel tempo accentuano man mano l’importanza di quella maschile, fino al momento fatidico in cui determinerà il passaggio al patriarcato. Una figura eccezionale di paredro antichissimo è proprio Dionisio, in quanto questo strano partner finisce smembrato e divorato dalle baccanti. Ora a parte il rovesciamento di ruolo e lo spirito di vendetta femminile già presente per la prima volta (fattore mai considerato), lo smembramento e il divoramento non sono affatto di per se, un motivo di sopraffazione sdegnosa, ma al contrario di divinizzazione: se lo mangio divento dio come lui, infine gli do l’eternità dentro di me. In questo modo col suo sacrificio Dionisio garantisce il ritorno della vita e della primavera. Ora il paredro sarà amante (finalmente il maschio ha un suo ruolo sessuale) sarà il figlio che lei allatta amorosamente (ormai è vincolata solo a questo); o addirittura lo veglia dolorosamente nella morte (probabilmente in battaglia); è già avvenuto il passaggio dal cacciatore al soldato. A partire da questo momento la donna avrà un ruolo importante e riconosciuto soltanto se gli muore eroicamente un figlio in battaglia. Infine sarà il padre predominante, ma una volta arrivati a quel punto, il passaggio al patriarcato è già avvenuto in modo definitivo.

MATRIARCATO E PATRIARCATO (SINCRETISMO RELIGIOSO)

Per evidenziare questo tipo di contraddizioni abbiamo scelto la tribù dei Sioux . Questa, come molte le altre tribù della loro epoca, si trovava a metà strada tra la fase di caccia e raccolta e quella pastorale ( anche se la mandria allevata è costituita principalmente da cavalli : quindi non solo per la caccia ma anche per la guerra)

Ho una grande simpatia per questi popoli, ma questo non mi esime dal vedere tutto quello che c’è da vedere e scacciare la cattiva (vuota) edificazione. C’è una forte esaltazione di questi popoli a livello sia di grande madre che di buon selvaggio, tipico della caccia e raccolta. C’è molto di vero, ma non è tutto oro quello che luccica.

C’è prima di tutto il mito della grande madre, l’adorazione della natura in termini totali , anche se non si capisce se questa è personificata oppure no. Nello stesso tempo a livello totemico si adora il bisonte bianco. Questo non viene mangiato per la sua sacralità; gli altri “bisonti normali” però si, a dimostrazione di una tipica situazione di compromesso che unificava le due tendenze verso il dio . Questa volta quella alimentare resta censurata e subordinata alla sacralità inviolabile del simbolo , ma in fondo viene esercitata lo stesso. Viene prima sublimata e poi ….divorata. L’adorazione del bisonte sembra riportarci a un livello più patriarcale. In tutti i casi non si capisce se è a capo di una vera gerarchia totemica. Si esalta il ruolo dell’armonia in natura, una certa esaltazione di un pacifismo intrinseco e connaturato, il ruolo della donna resta molto importante e rispettato sempre dentro alla democrazia tribale. Si dice che tutti gli esseri viventi sono fratelli, al punto che gli animali (e anche i vegetali) fanno addirittura parte di “nazioni” tutte di uguale importanza. Peccato che l’unica nazione di animali che non fosse affatto rispettata etnocentricamente era proprio quella degli uomini, cioè degli altri gruppi di indiani rivali. Scoppiavano guerre terribili tra tribù avverse, probabilmente per il possesso dei territori e dei cavalli (oltre che delle donne). Erano guerre con esiti a volte di addirittura di genocidio. Il fatto che vi potessero partecipare anche le donne, raramente in chiave offensiva, soprattutto in funzione difensiva in assenza dei guerrieri, non depone certo a favore di una non violenza generalizzata. Semmai depone a favore di una certa parità tra uomini e donne, la quale in casi molto rari e straordinari, ha portato alcune di esse ad essere capi militari, religiosi, addirittura politici. Ma questo è sempre successo dentro le maglie del patriarcato, almeno fino a quando non si sono strette del tutto. Come sappiamo anche in occidente ci sono state regine importantissime pur dentro a un sistema (quasi) del tutto patriarcale.

C’è stato persino qualcuno che ha avuto la faccia tosta di dire che nell’antico Egitto la donna era molto considerata, al punto di rivestire il ruolo di faraone per ben sei volte; senza rendersi conto di ricoprirsi di ridicolo, visto che i faraoni maschi sono stati più di cento e che tra quelle stesse principesse, alcune sono morte in modo violento (ammazzate?).

Così poteva anche accadere nel caso della tribù dei Sioux e delle altre tribù americane: alcune delle quali erano già totalmente patriarcali. Del resto la tortura era applicata in larga scala e comunque esisteva la schiavitù, anche sessuale delle donne, che non venivano certo risparmiate in nome del matriarcato o del maternage tanto decantati. Esisteva la tortura, verso se stessi come cerimoniale di iniziazione ( in realtà come prova di forza e coraggio del guerriero in quanto tale) verso i prigionieri per vendetta, verso gli schiavi che venivano mutilati perché non scappassero. Tutto ciò presenta un quadro ambivalente, dove sono presenti sia le posizioni del matriarcato sia del loro tramonto. Il maschio è cacciatore ma ormai è soprattutto guerriero con tutta la spietatezza del caso.

CONCLUSIONE

Anche oggi ci troviamo in una grande confusione di situazioni, ma sopratutto come al solito in Italia, piuttosto che in altri parti del mondo. Anzi qua in Italia, probabilmente esasperate dalla grave arretratezza su tutti i temi riguardanti la condizione femminile, è più facile constatare da parte delle femministe, atteggiamenti estremi ed esacerbati. Ma noi abbiamo cercato di far notare, anche confrontando le situazioni del passato, che:

– esiste ancora adesso un atteggiamento pseudo materno negativo, straordinariamente accentratore, che col finto ed eccessivo amore fagocita i figli, sia maschi che femmine. Sopratutto questo acquista la solita valenza orfica cristiana su di un piano anti-sessuale. Dato che io donna ti do un amore assoluto ( quindi anche puro, quasi asessuato) pretendo lo stesso, e in nome di questo, una fedeltà assoluta, come se questo fosse il valore supremo. Arrivati a questo punto il femminismo diventa una controrivoluzione sessuale a favore di una coppia blindata, mentre i tutti gli altri paesi europei, sono le donne le prime a vantarsi giustamente, della loro libertà sessuale (come fu anche col libero amore delle prime femministe). Ancora una volta si azzera una delle più grandi conquiste della libertà moderna: il sesso è prima di tutto una pulsione e solo secondariamente una costruzione mentale affettiva. Ma se il femminismo è una controrivoluzione su questo, lo potrebbe essere anche su molti altri punti. Nei posti di lavoro a maggioranza femminile, questo fac-simile famigliare potrebbe determinare delle dittature occulte e striscianti, ma non meno soffocanti ( non solo per gli uomini, ma per le stesse donne). Questo potrebbe accadere soprattutto nella scuola che è comunque una specie di ghetto femminile: uno potrebbe dire che essendo l’unica valvola di sfogo in un mondo dominato dagli uomini (anche proprio come quantità di forza lavoro impiegata) questo è un male inevitabile. Invece fa parte di una situazione e di una mentalità (tipicamente e orrendamente italiana) in cui a male si aggiunge male, quello antico a quello moderno. Certo è una forma di compensazione che però non risolve sul serio un bel niente, anzi aggiunge contraddizione a contraddizione. Il problema è la vera parità che si raggiungerà solo con la vera meritocrazia: il che è comunque difficile perché non esiste un bilancino. Ora in Italia, la meritocrazia, a causa della partitocrazia e del nepotismo, non c’è nemmeno per i maschi, figuriamoci per le donne. In questo modo per correggere una situazione assurda, siamo costretti a favorire delle quote rosa in modo un po surrettizio, mentre per esempio in Francia, hanno già il problema opposto, visto che è stata multata una circoscrizione che promuoveva solo donne…

Se pensiamo a un nuovo matriarcato quasi di ispirazione…militare, anche se detto così fa sorridere amaramente, dobbiamo dire questo. Certo la donna può fisicamente e militarmente fare tutto quello che fa l’uomo. Questo però su di un piano qualitativo e non quantitativo: la distinzione è molto importante. Ci sono molte donne che possono farlo, anche più forti fisicamente della media dei maschi; ma resteranno con una corporatura da donne? E soprattutto restano tali anche mentalmente e valorialmente? Così, incredibilmente, dopo aver distrutto la parte peggiore della virilità la ripristinano. A parte il fatto che in ambito olimpico non so se si possono equiparare del tutto le prestazioni maschili e femminili, in tutti i casi la maggioranza delle donne non ha, e forse non avrà mai, la stessa prestanza fisica degli uomini. Si sta creando una situazione assurda dove gli uomini più forti e le donne più forti, insieme super uomini e super donne, domineranno tutti gli altri, donne comprese. Questo voler essere più forti degli uomini, più maschi dei maschi, va simbolicamente nella direzione della distruzione totale della virilità e della sudditanza totale degli uomini. Già la donna ha una enorme superiorità a motivo della procreazione, se diventa più forte fisicamente ( già è più intelligente), dopo averci castrato, forse ci costringerà a partorire? Sto enormemente esagerando, ma vi assicuro che molti uomini la stanno vivendo proprio così. Ho in mente la immagine shock di due donne pugilatrici incinte (?) di parecchi mesi, mentre si prendono allegramente a cazzotti dappertutto. È una immagine estrema ma è anche forse un simbolo (premonitore?) pazzesco.

La morale è sempre la stessa: dobbiamo cercare la parità dentro a un rinnovato maternage che sia in grado di stabilire un nuovo patto, conservando una istanza di librazione universalistica per tutta l’umanità (uomini compresi, che non possono essere visti solo come dei nemici). Un maternage che salvi le migliori istanze sia della femminilità che della virilità, magari anche mescolandole un po, ma che non può portare alla confusione sessuale totale. Pertanto questo movimento di liberazione deve pensare alla maggioranza della umanità (maschi e femmine insieme); certe minoranze omosessuali vanno tutelate in tutto e per tutto, ma non possono essere esaltate come il vertice politico e ideologico di tutto il movimento. Un mondo a grande prevalenza femminile, a grande prevalenza omosessuale, non significa affatto distruggere le ingiustizie razziste di genere, ma semplicemente rovesciarle, con l’aggravante di mistificare per liberazione una nuova subdola dittatura.

***

La cosa tristissima consiste nel fatto che qui da noi le femministe non hanno capito per niente la particolarità e tragicità della situazione Italiana: non vogliono cioè affrontare l’argomento politico nella sua vera profondità e drammaticità, che non coinvolge solo loro, ma tutto il paese.

Il fatto che non nascono più bambini non è solo un grande dramma di tutti e soprattutto delle giovani donne aspiranti mamme, ma è veramente l’ultimo fronte del paese, come la linea del Piave prima del tracollo totale. Perciò tanto per intenderci, se il loro pensiero sta prima di tutto, nell’andare per mare a salvare i migranti piuttosto che riempire i pancioni e salvare il paese, sono delle poverette infatuate ideologicamente. Di che cosa? Di sentimentalismo vaticano o pseudo-sinistroide?

Comunque questo, per quanto grande è solo un esempio. Negli altri paesi il femminismo vincente è stato il completamento di una rivoluzione sociale già in atto. Ma da noi se non affronterà il problema di una rivoluzione pacifica ma sempre totale, che non è mai stata fatta, non ne caverà un ragno dal buco.

Sento dire alle solite trasmissioni televisive del cavolo; ma come mai siamo così indietro col femminismo? Ma come mai? Ma come mai? Che sia colpa della classe politica (infetta)? Ma certo che è così… Che sia anche colpa nostra che ci incavoliamo troppo poco? Ma certo che è così…

Allora? Allora lo schifo della classe politica centra, ma fino a un certo punto; c’è un intero e consolidato regime da abbattere, e in quanto a incazzatura, finché non capirete questo, ve la potete anche risparmiare, perché servirà sempre troppo poco. Nessuno si domanda cosa c’è in Italia che non c’è negli altri paesi: c’è la mafia, la massoneria, l’ingerenza Vaticana ( per usare un eufemismo), ci sono le sette piaghe d’Egitto (la burocrazia, le tasse non pagate, la magistratura che non funziona, i servizi segreti ecc). Quando ci saremo liberati di questi mostri, ammesso che possa capitare, avremo si fatto una grande rivoluzione, ma in realtà saremo semplicemente diventai normali come gli altri paesi: solo allora poteremo fare anche una vera rivoluzione femminista. Alla fine di tutto si scopre che tutto questo schifo è segretamente collegato da una specie di alleanza e complotto segreto che io chiamo il regime trascendentale (il regime del regime) o meglio l’abominevole regime. Ma non finisce qui; dovete chiedervi come mai ieri sono falliti il PSI e il PCI , dovete chiedervi che fini ha fatto recentemente l’opposizione dei 5 Stelle. Prima di abbattere il regime dovrete avere una nuova e ferratissima classe politica anti-regime. Dovrete cioè creare finalmente un vero partito rivoluzionario, ma lo potrete fare, fino a prova contraria, solo alleandovi con la parte migliore dei maschi. Perciò pensate finalmente a queste cose invece di abbattere la scure sulla virilità dei maschi, che forse potreste averne ancora bisogno.

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