Bocca della verità

In morte di Rossana Rossanda

Era una donna straordinariamente colta, intelligente e coraggiosa; ma era anche una donna pacata e per certi aspetti persino modesta, cosa per esempio molto rara per gli uomini del suo stesso livello. Non le ho mai sentito alzare la voce e il suo modo di parlare era sempre lo stesso. Sembrava quasi che con lei la rivoluzione si potesse fare in sordina e senza nessun tipo di violenza. Era un’anima bella, anzi bellissima, ma era anche la sacerdotessa di un utopia che non si realizzò mai. Dobbiamo comunque ringraziarla, perché è solo tramite la bellezza, di qualunque tipo essa sia, che si sopravvive a questa vita così agra e così magra.
Una volta accadde, tanti e tanti anni fa, che insieme a una ventina di giovani del manifesto dovevamo andare a una sua conferenza. Eravamo in ritardo e improvvisamente si mise a piovere. Potevamo prendere e aprire l’ombrello ritardando un altro po, invece ci mettemmo a correre a perdifiato nonostante l’acqua. Non era solo una ragazzata di adolescenti giovani e rampanti: era un atto liberatorio e nello stesso tempo ipnotico-liturgico. Tuttavia una cosa simile, all’epoca in cui eravamo ancora cristiani, voglio dire in ritardo a messa, non sarebbe stata pensabile. Correvamo verso di lei come si corre verso l’agognata salvezza del mondo, avevamo la stessa purezza e irruenza dell’acqua che scendeva a catinelle dal cielo. In seguito col passar degli anni e della continua impietosa verifica della storia, credo che anche lei ammettesse amaramente, più volte il fallimento del progetto originario, salvo poi ritornare sui suoi passi: tale per cui la ragazza del secolo scorso è morta pur sempre da comunista. Da parte mia il disincanto era sopraggiunto da parecchio tempo, già in pieno 68, ma me lo sono tenuto per me, perché non volevo perdere la mia “seconda famiglia” (l’unica che io abbia mai avuto).
La prima volta accadde quando (nel momento in cui anche lei esaltava, come tutti, la rivoluzione culturale) vidi masse di giovani fanatici assaltare i musei e distruggere tutto per tornare all’anno zero (il più mitico e deteriore di tutti i miti). In quell’occasione mi ricordai con sgomento , nonostante la mia giovanissima età, che i nazisti avevano già fatto lo stesso. La seconda volta accadde quando, dopo aver “adorato” per anni l’alleanza sacra tra Vietnam e Cina, l’amicizia fraterna che aveva permesso di sconfiggere il male assoluto, cioè gli americani, incredibilmente i due popoli ex alleati si fecero una breve, ma non meno folle, guerra tra di loro. A quel punto aprii gli occhi del tutto rispetto ai vapori dell’utopia e alla reale mostruosità della storia. Bisognava smetterla di fare come i gattini appena nati con la inamovibile cippa incollata negli occhi.
La terza volta accadde quando Mao, poco prima di morire (ancora tutti lo adoravano come un Dio, compresa Rossanda e tutto il Manifesto) disse:- Tra vent’anni nessuno si ricorderà più di me. Questa frase mi lasciò di stucco, sembrava una boutade, forse addirittura una piaggeria. Mentre nessuno se ne accorgeva o ci aveva fatto caso, io invece ci passavo notti insonni: avevo capito che li stava la chiave di tutto. In effetti questa profezia si realizzò in gran parte: diciamo che oggi Mao se lo ricordano sotto mentite spoglie (una specie di antenato sacro in piena tradizione confuciana) solo per poterselo dimenticare del tutto nel suo vero significato rivoluzionario. Insomma questo episodio mi sconvolse e sconcertò molto più dei precedenti: sarà stato anche un grande assassino ma era un vero genio e aveva capito tutto. Quest’uomo che riempiva il popolo e gli aficionados di miti , in realtà non aveva nessun, men che meno su se stesso. La sua visione del mondo si basava su di un realismo spietato, mentre noi continuavamo a galleggiare come tortellini nel brodo del nostro pseudo materialismo e vero idealismo, ora piccolo borghese ora cristian messianico, da quattro soldi. Del resto era anche, più o meno, l’epoca del famoso film “La Cina è vicina”: come se da quella vicinanza, in versione Marco Pollo comunista , potesse arrivare davvero la salvezza. Adesso che la Cina è arrivata sul serio a casa nostra , ci ha fregato le osterie, l’Inter e il Milan, ci ha regalato una pandemia ben più pericolosa e assassina di quella ideologica. A partire da quel momento, incominciai a informare almeno gli amici più fidati delle mie tragiche riserve e critiche ( come fanno i preti quando stanno per perdere la fede); ma subito mi accorsi che mi prendevano per pazzo o peggio per traditore. Stavo, secondo loro, per trasformarmi in …un mostro fascista! Era un momento in cui a causa della mia giovinezza, non avevo ancora il coraggio e la forza di affrontare da solo, il terribile deserto nichilista della vita. Così dopo un po’ me ne stetti zitto. Incominciai però a osservarli come facevo con i miei genitori, con ironia e compassione sporca, verso dei poveretti che vivevano da sempre col paraocchi. Si trattava di un paraocchi che gli era stato imposto da forze molto più grandi di loro: Mussolini, i preti , Carosello ecc. I compagni invece se li erano messi da soli. Un altro episodio che mi ricorderò sempre è questo. A un certo punto Rossana annunciò che avrebbe pubblicato un libro (Edizione Isedi) sulla Rivoluzione. All’inizio impazzii di gioia; finalmente attraverso quel libro, non solo avrei sciolto ogni mio dubbio vergognoso, ma soprattutto avrei trovato il vademecum (come le “Giovani Marmotte”) per fare effettivamente la rivoluzione. Ero ancora così ingenuo da pensare che, per far scattare la rivoluzione, bastasse leggere un libro…Così armato di fede e pazienza incominciai ad aspettare anno dopo anno l’uscita del libro, ma questo non avvenne mai e la rivoluzione non si fece.

ra una donna straordinariamente colta, intelligente e coraggiosa; ma era anche una donna pacata e per certi aspetti persino modesta, cosa per esempio molto rara per gli uomini del suo stesso livello. Non le ho mai sentito alzare la voce e il suo modo di parlare era sempre lo stesso. Sembrava quasi che con lei la rivoluzione si potesse fare in sordina e senza nessun tipo di violenza. Era un’anima bella, anzi bellissima, ma era anche la sacerdotessa di un utopia che non si realizzò mai. Dobbiamo comunque ringraziarla, perché è solo tramite la bellezza, di qualunque tipo essa sia, che si sopravvive a questa vita così agra e così magra.

Una volta accadde, tanti e tanti anni fa, che insieme a una ventina di giovani del manifesto dovevamo andare a una sua conferenza. Eravamo in ritardo e improvvisamente si mise a piovere. Potevamo prendere l’ombrello ritardando un altro po, invece ci mettemmo a correre a perdifiato nonostante l’acqua. Non era solo una ragazzata di adolescenti giovani e rampanti: era un atto liberatorio e nello stesso tempo ipnotico-liturgico. Tuttavia una cosa simile, all’epoca in cui eravamo ancora cristiani, voglio dire in ritardo a messa, non sarebbe stata pensabile. Correvamo verso di lei come si corre verso l’agognata salvezza del mondo, avevamo la stessa purezza e irruenza dell’acqua che scendeva a catinelle dal cielo. In seguito col passar degli anni e della continua impietosa verifica della storia, credo che anche lei ammettesse amaramente più volte il fallimento del progetto originario, salvo poi ritornare sui suoi passi, tale per cui la ragazza del secolo scorso è morta pur sempre da comunista. Da parte mia il disincanto era sopraggiunto da parecchio tempo, già in pieno 68, ma me lo sono tenuto per me, perché non volevo perdere la mia seconda famiglia.

La prima volta accadde quando (nel momento in cui anche lei esaltava, come tutti, la rivoluzione culturale) vidi masse di giovani fanatici assaltare i musei e distruggere tutto per tornare all’anno zero (il più mitico e deteriore di tutti i miti). In quell’occasione mi ricordai con sgomento , nonostante la mia giovanissima età, che i nazisti avevano già fatto lo stesso. La seconda volta accadde quando, dopo aver “adorato” per anni l’alleanza sacra tra Vietnam e Cina che aveva permesso di sconfiggere il male assoluto, cioè gli americani, incredibilmente i due popoli ex alleati si fecero una breve, ma non meno folle, guerra tra di loro. A quel punto aprii gli occhi del tutto rispetto ai vapori dell’utopia e alla reale mostruosità della storia. Bisognava smetterla di fare come i gattini appena nati con la cippa negli occhi.

La terza volta accadde quando Mao, poco prima di morire (ancora tutti lo adoravano come un Dio, compresa Rossanda e tutto il Manifesto ) disse:- Tra vent’anni nessuno si ricorderà più di me. Questa frase mi lasciò di stucco, sembrava una boutade, forse addirittura una piaggeria. Mentre nessuno se ne accorgeva o ci aveva fatto caso, io invece ci passavo notti insonni: avevo capito che li stava la chiave di tutto. In effetti questa profezia si realizzò in gran parte: diciamo che oggi Mao se lo ricordano sotto mentite spoglie (una specie di antenato sacro in piena tradizione confuciana) solo per poterselo dimenticare del tutto nel suo vero significato rivoluzionario. Insomma questo episodio mi sconvolse e sconcertò molto più dei precedenti: sarà stato anche un grande assassino ma era un vero genio e aveva capito tutto. Quest’uomo che riempiva il popolo e gli aficionados di miti , in realtà non aveva nessun, men che meno su se stesso. La sua visione del mondo si basava su di un realismo spietato, mentre noi continuavamo a galleggiare come tortellini nel brodo del nostro pseudo materialismo e vero idealismo, ora piccolo borghese ora cristian messianico da quattro soldi. Del resto era anche, più o meno, l’epoca del famoso film “La Cina è”: come se da vicina quella vicinanza in versione Marco Pollo comunista , potesse arrivare davvero la salvezza. Adesso che la Cina è arrivata sul serio a casa nostra , ci ha fregato le osterie, l’Inter e il Milan, ci ha regalato una pandemia ben più pericolosa e assassina di quella ideologica. A partire da quel momento, incominciai a informare almeno gli amici più fidati delle mie tragiche riserve e critiche ( come fanno i preti quando stanno per perdere la fede); ma subito mi accorsi che mi prendevano per pazzo o peggio per traditore. Era un momento in cui a causa della mia giovinezza, non avevo ancora il coraggio e la forza di affrontare da solo, il terribile deserto nichilista della vita. Così dopo un po me ne stetti zitto. Incominciai però a osservarli come facevo con i miei genitori, con ironia e compassione sporca verso dei poveretti che vivevano da sempre col paraocchi. Si trattava di un paraocchi che gli era stato imposto da forze molto più grandi di loro: Mussolini, i preti , Carosello ecc. I compagni invece se li erano messi da soli. Un altro episodio che mi ricorderò sempre è questo. A un certo punto Rossana annunciò che avrebbe pubblicato un libro (Edizione Isedi) sulla Rivoluzione. All’inizio impazzii di gioia; finalmente attraverso quel libro non solo avrei sciolto ogni mio dubbio vergognoso, ma soprattutto avrei trovato il vademecum per fare effettivamente la rivoluzione. Ero ancora così ingenuo da pensare che, per far scattare la rivoluzione, bastasse leggere un libro…Così armato di fede e pazienza incominciai ad aspettare anno dopo anno l’uscita del libro, ma questo non avvenne mai e la rivoluzione non si fece.

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